Un giorno a Malaga tra mare, sapori e storia

Durante un weekend lungo in Andalusia, a inizio febbraio 2026, Malaga doveva essere una parentesi di una giornata scarsa. La “vera” meta del viaggio era una città che sognavo da tempo: Cordoba. Siamo partiti senza tante aspettative, non particolarmente eccitati sia da quanto avevamo letto online che dai pareri di amici che c’erano già stati. “Città ok per qualche ora”, “ha dei dintorni bellissimi, ma lei insomma” e così via. È valsa la solita regola: fidarsi è bene, ma non fidarsi…

Malaga si è rivelata – almeno per noi – una sorpresa, dandoci più di quello che ci saremmo mai sognati. Nella mia ignoranza, l’avevo sempre considerata una meta balneare e niente di più. Perché se è vero che Malaga è famosissima per le sue spiagge e per la Costa del Sol, ridurla a questo è un errore. E che se avessimo avuto a disposizione più di poche ore, avremmo senza dubbio saputo come impiegare quel tempo “extra”.

Non sono una tipa da spiaggia, ma la passeggiata dalla Farola de Málaga alla Playa de la Malagueta è il modo perfetto per immergersi nell’atmosfera della città. Di certo più rilassante della salita al Castello di Gibralfaro, che però resta la sorpresa più grande. E che a Picasso, illustre cittadino nativo di Malaga, questa volta abbiamo preferito le tapas. Nessun rimpianto.

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Cosa vedere a Malaga in un giorno: itinerario a piedi

Siamo atterrati a Malaga con un volo Ryanair da Roma Fiumicino. Avevamo scelto un volo che ci permettesse di sbarcare in Andalusia di mattina presto, così da avere più ore possibili a disposizione. Non avevamo però fatto i conti con il diluvio, che per fortuna è durato giusto il tempo di raggiungere il centro città dall’Aeropuerto de Málaga-Costa del Sol. Dall’aeroporto si arriva facilmente in centro con la navetta A, che passa anche vicino alla stazione degli autobus (costo 4€ a febbraio 2026). Dalla fermata Alameda Principal è iniziato il nostro itinerario a piedi che, quasi 17 chilometri dopo, ci ha strappato un bel “Ah però Malaga!”

Palmeral de las Sorpresas, Muelle Uno e Malagueta

Sono pregiudizi, lo so, ma quando penso alle città portuali, o comunque profondamente legate al mare, mi vengono in mente depositi abbandonati, enormi silos e mura scrostate.

Forse appariva così anche la zona del Muelle Dos, riqualificata a partire dal 2011 e oggi trasformata in un’elegante passeggiata sul lungomare. Il Palmeral de las Sorpresas è stato, appunto, la prima vera sorpresa malagueña del viaggio. Oggi rappresenta uno dei simboli della rinascita urbanistica di Malaga: nato per rivitalizzare il porto e “ricucire” il legame tra il centro storico e il mare, è riuscito a fare anche di più. L’area è diventata un vivace punto d’incontro, amatissimo sia dai locali che dai turisti. Palme, fontane, panchine, spazi verdi e numerosi bar e ristoranti incorniciano un percorso dominato da una moderna pergola bianca, preziosa soprattutto nelle afose giornate estive.

Percorrendo il Palmeral de las Sorpresas da Plaza de la Marina verso il Muelle Uno, a catturare l’attenzione è un enorme cubo colorato in vetro, visibile già da lontano. È il Centre Pompidou Málaga, sede distaccata del celebre museo di arte contemporanea parigino. Purtroppo non abbiamo avuto tempo di entrare, ma già solo l’installazione esterna regala un assaggio decisamente scenografico.

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Al Muelle Uno si va per fare shopping, concedersi una pausa in uno degli eleganti locali affacciati sul porto oppure semplicemente continuare la passeggiata verso La Farola, il faro cittadino, fino a raggiungere la spiaggia.

E non si può ignorare la Malagueta, la spiaggia più famosa e fotografata di Malaga. Anche a febbraio l’abbiamo trovata piuttosto animata, con un’atmosfera già quasi estiva grazie alle palme e alla luce piena del Mediterraneo. Non ci siamo spinti fino alla Playa de la Caleta per questioni di tempo, ma la giornata sarebbe stata perfetta per continuare a godersi il lungomare ancora per ore.

Il Castello di Gibralfaro

Rimanendo in tema di sorprese (e di convinzioni errate), nella mia mente Malaga doveva essere piatta come una tavola. Le foto dall’alto ad abbracciare tutta la zona del porto con Plaza de Toros ben visibile pensavo fossero scattate con droni o simili, invece no. Puoi benissimo farlo da solo. Basta salire sul bus 35 dalla fermata El Parque de Málaga, o farsi una bella scarpinata a piedi di una mezz’ora abbondante fino a raggiungere le porte del Castello di Gibralfaro.

Io che ci fosse un comodo bus non l’avevo manco contemplato, almeno finché non abbiamo raggiunto la cima e visto una bella strada asfaltata sbucare nei pressi dell’ingresso. Sì, mi sono maledetta, ma solo perché era più caldo del previsto e la salita è davvero ripida. Da quota zero a 132 metri, senza pietà. Però gli stop fotografia/riprendo fiato o svengo si alternano velocemente uno dietro l’altro, ed il panorama che si presenta davanti agli occhi metro dopo metro è troppo incredibile per volersene privare. Ha giocato un ruolo non secondario anche il venditore ambulante con le sue bottiglie di acqua freschissima all’altezza del Mirador de la Coracha, quello è innegabile!

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Ma veniamo al castello, che dopo tutta la fatica fatta è impensabile non entrare!
E non è solo per questo, ovviamente, che dovresti farlo. L’attuale fortezza fu ampliata nel XIV secolo dal sovrano nasride Yusuf I di Granada, negli stessi anni dell’Alhambra, con uno scopo molto semplice: proteggere l’Alcazaba e controllare la città dal mare e da terra. Il castello e l’Alcazaba erano collegati da una doppia cinta muraria chiamata coracha. La sua fama si deve al lungo assedio del 1487 ad opera dei Re Cattolici durante la conquista di Malaga. Resistette per mesi prima della resa, diventando simbolo della potenza difensiva della città.

Non pensare che si tratti del “classico” castello pieno di stanze arredate o interni spettacolari. Al suo interno custodisce un centro di interpretazione che ne ripercorre la storia, ma rimane soprattutto una fortezza di mura, torri, camminamenti e vedute, quindi conquista più per posizione e atmosfera che per ambienti interni. La passeggiata lungo la cinta muraria è indimenticabile e permette di godersi Malaga a tutto tondo. Bonus non trascurabile: il biglietto si può abbinare a quello dell’Alcazaba ad un prezzo scontato (10€ per entrambe nel febbraio 2026).

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L’Alcazaba di Malaga

Dovessi scegliere il luogo di Malaga che più mi è rimasto impresso, non direi il Castello di Gibralfaro, ma la sua fortezza sorella: l’Alcazaba. La cosa sorprendente è che si trovi nel pieno centro storico, a due passi da strade trafficate e da quel “caos ordinato” di cui le città spagnole sembrano essere impregnate. Poi varchi l’ingresso e cambia tutto. Il rumore resta fuori, l’aria sembra più fresca e il tempo, per qualche motivo, rallenta. Il tutto nonostante il flusso turistico, comprensibilmente più intenso vista la facile accessibilità.

Nata nell’XI secolo durante il dominio musulmano, l’Alcazaba era una cittadella fortificata con un compito molto chiaro: controllare Malaga e difendere chi stava al comando. Fin qui nulla di romantico. Però basta iniziare a girarla per capire che, oltre a pensare alla guerra, qualcuno aveva dedicato parecchie energie anche al piacere di vivere bene. Ci sono cortili armoniosi, fontane, giardini raccolti, passaggi ombreggiati e soprattutto archi su archi, tutti così eleganti da farti rallentare il passo senza neanche accorgertene. Più che immaginare soldati e battaglie, viene spontaneo pensare a stanze fresche d’estate, conversazioni tranquille e ospiti importanti accolti in un posto che, per l’epoca, doveva rappresentare un certo lusso.

Non fraintendiamoci: era pur sempre una fortezza e la sua storia non è stata esattamente pacifica. Tra assedi, conquiste e cambi di potere, queste mura hanno visto ben altro che quiete. Ma oggi quello che resta addosso non è il lato militare. È l’atmosfera. E quella sensazione di aver trovato, nel cuore di Malaga, il luogo più speciale di tutti.

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Il casco viejo

Per arricchire (più che completare) la nostra veloce scoperta di Malaga a piedi, non può mancare una passeggiata nel casco viejo della città.

L’Alcazaba te la serve su un piatto d’argento, perché subito fuori dal suo ingresso si trova un pezzo di storia ancora più antico: il Teatro Romano. Più che soffermarsi su ogni dettaglio, secondo me vale la pena osservarlo da un po’ più lontano: il colpo d’occhio con i suoi gradoni e le mura della fortezza islamica sullo sfondo è qualcosa di unico. Ancora non ci si sente del tutto nel cuore della città, ma basta spostarsi di qualche vicolo perché la musica cambi completamente. A pochi passi si trova anche il Museo Picasso, da non confondere con la casa natale del pittore, situata poco più a nord. Per mancanza di tempo questa volta abbiamo dato priorità allo stomaco. Ma ci arriveremo.

Facendoci strada tra eleganti palazzi e coloratissimi murales a tema flamenco, la Cattedrale di Malaga (Santa Iglesia Catedral Basílica de la Encarnación de Málaga) spunta in tutta la sua imponenza. Davanti alle sue porte ci siamo fermati senza entrare, ma in certi casi basta alzare gli occhi. Maestosa, elegante e soprattutto imperfetta, qui la chiamano La Manquita, “la monca”, perché una delle due torri non venne mai completata.

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Di piazze monumentali, nel senso stretto del termine, non ce ne sono molte e la principale, Plaza de la Constitución (ex Plaza Mayor), era agghindata a festa per il carnevale, quindi non nel suo momento più “fotografabile”. Il suo ruolo di centro della vita cittadina si porta dietro radici antiche, già dal periodo musulmano, ed è evidente ancora oggi quanto sia un punto di riferimento per i locali. Che la via dello shopping malagueño per eccellenza, Calle Marqués de Larios, sfoci proprio nella piazza è la conferma del suo ruolo centrale. Inaugurata nel 1880, fu progettata per collegare il centro storico con il porto, seguendo un modello urbano moderno per l’epoca. Per apprezzarla non serve necessariamente entrare nei negozi: la sua architettura elegante e uniforme è già di per sé una ragione per attraversarla con calma.

Il cerchio si chiude al cospetto di Puerta de las Atarazanas, un arco monumentale di origine nasride (periodo islamico) risalente al XIV secolo. Se nell’antichità attraversarla significava entrare nella città medievale musulmana, oggi porta direttamente al Mercado Central de Atarazanas, dove il viaggio culturale si trasforma inevitabilmente in qualcosa di molto più… gastronomico.

E allora lasciamola, la parte culturale, per buttarci finalmente in quella gastronomica. Che dici?

Dove mangiare a Malaga

Pranzo al mercato

La nostra permanenza a Malaga è stata di poche ore, ma questo non ci ha certo impedito di darci dentro col cibo! Partendo proprio dal Mercado Central de Atarazanas, lo storico mercato coperto dove banchi di prodotti freschissimi si alternano a piccoli tapas bar sempre pieni.

Il mercato è anche uno di quei luoghi in cui l’architettura racconta più storie insieme: si entra da una porta nasride del XIV secolo e ci si ritrova sotto una struttura in ferro e vetro ottocentesca, luminosa e quasi teatrale. Sorprendentemente, la prima cosa che mi ha colpito è stata proprio la grande vetrata, un omaggio colorato alla città che si intreccia perfettamente con i colori del cibo esposto.

Avremmo voluto fare una bella spesa: soprattutto i banchi del pesce offrono varietà e qualità eccezionali a prezzi ottimi. Così ci siamo limitati a un giro di ricognizione prima di passare al sodo. Scegliere il tapas bar giusto non è stato semplice, anche perché tra tanta abbondanza si nascondono anche qualche trappola per turisti (per fortuna poche). Non ricordo il nome del tapas bar in cui ci siamo fermati, ma quel polpo al bancone accompagnato da un bicchiere di sangria me lo sogno ancora. Al pari dell’ottimo bocadillo al jamón serrano, un classico che in Spagna non delude mai.

Se cerchi qualcosa di poco impegnativo, da gustare in piedi o ai tavolini esterni per un pranzo veloce, il mercato è perfetto. Forse quanto, se non di più, gli stellari mercati gastronomici di Siviglia. È aperto solo fino alle 14 e la domenica resta chiuso.

Merenda (ma anche colazione) a base di chocolate y churros

Prima di imbatterci nel mercato centrale, nel nostro vagabondare tra i vicoli del casco antiguo malagueño ci siamo trovati più volte davanti a quella che ha tutta l’aria di essere un’istituzione del chocolate y churros: Casa Aranda.

Sembra una sorta di piccolo villaggio, tanti sono i tavoli sparsi tra le stradine attigue, tutti popolati da golosi impazienti di assaggiare una delle combinazioni gastronomiche per cui la Spagna è famosa. Una tazza di cioccolata calda fumante accompagnata da bastoncini di pastella fritta, croccanti all’esterno e morbidi dentro. Da Casa Aranda la scelta è totale: cioccolata piccola o grande? Quanti churros? Non avranno la classica forma a ferro di cavallo provata altrove, ma di certo sono i più lunghi e spessi che abbia mai mangiato. Anche se non i più buoni, devo ammetterlo. Durante il nostro fine settimana a Bilbao ne abbiamo assaggiati di stellari.

Forse il problema è mio: non amo le mezze misure e li avrei voluti più dolci, sia nella bevanda che nell’impasto. Considerando però la quantità di avventori, forse il problema è davvero mio. Persino in un venerdì pomeriggio di inizio febbraio abbiamo dovuto aspettare un tavolino libero, nonostante le decine (non scherzo) di posti all’esterno.
Sono aperti dalla colazione fino a sera, con la classica pausa pomeridiana, quindi restano un’ottima scelta sia per merenda che per colazione.

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Cena a base di tapas

Ebbene sì. Siamo rimasti a Malaga dalla mattina alla sera (il nostro bus per Cordoba sarebbe partito alle 19.30) e, oltre al pranzo e alla merenda, siamo riusciti a ficcarci pure una bella cena. Più che altro per riposarci un po’ dopo i tantissimi chilometri e le mille salite della giornata. E abbiamo fatto bingo nonostante la stanchezza e nonostante la posizione del ristorante,  Calle Molina Lario, ovvero una delle vie pedonali più importanti del centro.

Los Marangós Molina Lario ci ha colpito più per l’aspetto elegante che per il menù. A essere sinceri, in quel momento ci sarebbe bastata una birra ghiacciata e una sedia. Peccato che, nel momento in cui il cameriere ci ha messo davanti la lista delle tapas offerte, i nostri buoni propositi siano andati immediatamente a farsi benedire: Gambas al Pil Pil, tortilla de patatas con salsa aioli, berenjenas fritas con miel de caña. Tradotto: assolutamente sì, ottima (mmmmm quella salsa), e melanzane che perdono a mani basse il confronto con quelle mangiate a Siviglia, ma comunque più che promosse. Ciliegina sulla torta: per ambiente, qualità e posizione i prezzi sono davvero onesti.

Abbiamo lasciato Malaga nel modo migliore: stanchi, sazi e con la certezza che una giornata sola non basti per renderle giustizia.

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