Quando si parla di Praga, Karlín non è il primo quartiere che vai a cercare. Ma forse è quello in cui finisci quando smetti di seguire il “devo” a tutti i costi.
La sua è una storia simile al suo “dirimpettaio”, quel Holešovice che fa capolino dalla parte nord della Moldava e che con Karlín ha condiviso il bello ed il brutto: nati rurali ancora prima che operai , cresciuti industriali, affondati nel 2002 sotto l’acqua di quel fiume che ha regalato forse più dolori che gioie. Entrambi per riemergerne diversi. Oserei dire migliori, perché è innegabile che nel disastro dell’alluvione i due quartieri siano come rifioriti.
C’è una differenza importante però: mentre Holešovice si sviluppa sulla riva e prosegue arrampicandosi sulla collina di Letná, Karlín è stretta tra la Moldava ed un’altra di collina, la gloriosa Vítkov. L’acqua qui ha travolto davvero tutto, e Karlín ha deciso di riscriversi senza cancellare tutto con un processo di riqualificazione da manuale.
Invalidovna resta lì, enorme e fuori tempo. Le chiese osservano. Le ex caserme diventano cortili. Si fa musica dove non erano rimaste che mura ad abbracciare enormi spazi vuoti. E sì, i prezzi aumentano: dall’essere considerata una zona quasi da evitare, Karlín si è trasformato in uno dei quartieri più cool dove abitare. Come la stessa Holešovice appunto, oggi ancora più vicina grazie al ponte pedonale Štvanická lávka.

Ma attenzione: non sto dicendo che, nonostante le mille attrattive, Karlín voglia in qualche modo competere con il centro storico. Non è più antica, non è più scenografica. È semplicemente più vera, nel senso quotidiano del termine. Qui vivono studenti, famiglie, giovani professionisti, immersi in quello che sta diventando un polo moderno di uffici, ristoranti trendy, bar e spazi creativi, pur mantenendo un’atmosfera più locale e meno turistica rispetto al centro storico. Qui Praga smette di raccontare il passato e comincia a parlare del presente e perché no, del futuro.
E forse è proprio questo il mio invito a te, l’ennesimo che faccio da quando questo blog ha preso vita nel 2016: non restare in centro a tutti i costi. Praga non è solo torri gotiche e ponti affollati. Esiste una città contemporanea, non turistica, vissuta. Una città che ha forzatamente cambiato forma, ma senza perdere identità.
Mettiamoci anche che il quartiere è ad un tiro di schioppo da quel centro storico che amo alla follia, ma che è divorato dall’overtourism, ed il gioco è fatto.
Lasciati trasportare dalla linea metro gialla, o sali su uno dei tram che da Piazza della Repubblica ti porteranno in pochi minuti senza cambi nel cuore di Karlín. Scopri quella Praga ancora (forse per poco) ignorata dai più.

Karlín e la sua storia
Karlín nasce come primo sobborgo pianificato di Praga fuori dalle mura nel 1817 per mano degli ufficiali austriaci. Il nome viene scelto in onore dell’imperatrice Carolina Augusta, moglie di Francesco Giuseppe I d’Austria, col significato di “valle carolina” (Karolinenthal in tedesco). Ancora prima, l’allora imperatore Carlo VI aveva già dato forma ed indentità ad una zona fino al allora rurale, a cui negli antichi monumenti ci si rivolge spesso come Skořepice, probabilmente per indicare l’accumulo di detriti e ghiaia della Moldava.
A raccontare questo suo passato ci sono Invalidovna, un edificio enorme ispirato all’Hôtel des Invalides parigino, ed il Viadotto Negrelli, inaugurato nel 1850 come parte della ferrovia da Praga a Dresda e all’epoca è uno dei più lunghi viadotti ferroviari in muratura d’Europa. È il viadotto a rappresentare la vera svolta per Karlín. L’area è infatti ancora parzialmente non edificata, e la necessità di supportare la struttura che collega il centro di Praga con la parte nord dell’impero fa sì che attorno ai suoi archi si concentrino forzatamente magazzini, alloggi e attività industriali di varia natura.
Karlín diventa parte costituente della capitale (e parte del progetto “Grande Praga”) solo dal 1922, con grande entusiasmo da parte di molti industriali che spostano lì la loro produzione, approfittando sia degli ampi spazi che dei vantaggi fiscali. È un quartiere operaio a tutti gli effetti e non a caso è proprio qui che si sviluppa il movimento operaio praghese. Sebbene il quartiere resista al devastante impatto delle due guerre mondiali, la nazionalizzazione del periodo socialista lo vede lentamente logorarsi.

Nel 2002 la Moldava esce dal suo letto e Karlín finisce sott’acqua. Letteralmente.
Evacuazioni, edifici distrutti, quartiere svuotato. Sembra la fine, quando in realtà è l’inizio di qualcos’altro. La ricostruzione non cerca di riportare indietro il tempo, Karlín viene “semplicemente” ripensato. L’architettura cambia (ma grazie al cielo molti degli edifici più belli – in stile secessione soprattutto – sono ancora lì), gli spazi rimasti vuoti ed abbandonati a loro stessi diventano centrali. Riqualificazione è la parola d’ordine.
Vengono avviati interventi di ampia portata per ridurre i rischi legati alle esondazioni; parallelamente, numerose aree industriali in stato di abbandono vengono recuperate e riconvertite. Questo processo innesca una forte gentrificazione, che trasforma profondamente l’atmosfera del quartiere. Nonostante non sia tutto oro quello che luccica (non sono io a dover spiegare gli svantaggi di una gentrificazione così marcata), credo non sia sbagliato affermare che nel complesso Karlín abbia tratto benefici significativi proprio dal disastro dell’alluvione.

Una passeggiata per le vie di Karlín, cosa vedere nel quartiere
Nonostante in questo caso l’abbia trovata un po’ incompleta (o forse semplicemente non aggiornata), come punto di partenza per scoprire (e capire) Karlín ho spulciato il sito ufficiale del turismo di Praga. Nella sezione dedicata alle passeggiate per i suoi quartieri più significativi, non poteva mancarne una focalizzata su di lui. Mi sono divertita ad “aggiustarla” a modo mio, includendo un bel po’ di punti per me imprescindibili per capirne l’evoluzione e rimuovendone altri (scusami Vítkov) che secondo il mio modestissimo punto di vista non c’incastrano molto. Almeno siamo d’accordo sul dove cominciare il giro, ovvero la stazione metro Invalidovna. Pronto per metterti in marcia?
Invalidovna
Quando si legge Invalidovna, la mente va subito all’enorme complesso barocco costruito tra il 1731 e il 1737 su progetto di Kilian Ignaz Dientzenhofer. Fino agli anni ’30 del XX secolo servì ad ospitare e curare i feriti di guerra, su modello del più celebre Hôtel national des Invalides di Parigi. A lui voleva ispirarsi anche per le dimensioni, anche se ciò che vediamo ora non è che 1/9 di ciò che avrebbe previsto il progetto originario. Nonostante questo, rimane uno tra i più grandi edifici barocchi di tutta la Repubblica Ceca. Smontato il ruolo di ospedale, l’edificio fu adibito a museo e archivio militare. Oggi è possibile visitare Invalidovna solo con tour guidati che non so quanto siano regolari, visto che sul sito ufficiale non è specificato. Io stessa vorrei farla quest’esperienza d’altri tempi prima o poi, anche se da quanto letto si vuole procedere con un massiccio restauro. Ti terrò aggiornato!
Invalidovna è anche una delle due fermate della metropolitana del quartiere di Karlín, ed il solo sbucare in superficie è un’esperienza indimenticabile.
La stazione della metro fu inaugurata nel 1990 ed emerge chiaramente anche solo guardandola, esternamente ed internamente, quanto sia figlia dell’epoca in cui fu progettata: cemento, vetrate, ferro, statue, forme squadrate. Brutalismo in grande stile. Uscendo sulla Sokolovská e virando verso destra, l’Hotel Olympic rafforza il concetto come meglio non potrebbe. A meno che non si guardi prima dritto davanti a noi, perché lì vetro ferro e cemento sono stati plasmati in modo totalmente diverso. Lo spazio stretto tra la stessa Sokolovská e Rohanské nábřeží è un trionfo di architettura moderna, oserei dire patinata, quella che vedi sui giornali.
E la conferma definitiva la si ha girandosi a sinistra, dove il complesso residenziale FRAGMENT è simbolicamente sostenuto da Lilith, una statua alta 24 metri che muove la testa e che è opera di chi se non di David Černý. Se le sue statue sparse per il centro di Praga ti hanno affascinato, questa proprio non puoi perdertela. Solo il parco di Sudkovy sady divide FRAGMENT dall’ Hôtel des Invalides praghese. Un mondo intero racchiuso in 900 metri scarsi.



Lyčkovo náměstí e dintorni
Parlando di edifici belli nel senso più classico del termine, si hanno esempi eccellenti su Lyčkovo náměstí e le vie limitrofe.
Invalidovna è sempre lì a pochi metri, eppure il paesaggio cambia radicalmente. Lo stile secessione, enfatizzato da dimensioni imponenti, fa sì che sia impossibile rimanere indifferenti alla scuola materna/elementare che troneggia sul lato sud della piazza. Uno sguardo da lontano per ammirarla nel complesso è d’obbligo, così come lo è avvicinarsi e studiarne ogni piccolo dettaglio. Splendida anche la sede di quartiere della radio nazionale ceca (Český rozhlas) al numero 14 della Hybešova.



Pernerova, Forum Karlín e il Karlínský tunel
Se penso alla riqualificazione di vecchi edifici, la via Pernerova ha pochi eguali nel quartiere.
Comincia proprio dietro a Lyčkovo náměstí e costeggia la ferrovia fin dove questa curva e va a proseguire nel viadotto Negrelli. Nel suo abbondante chilometro, mescola una varietà di stili da far quasi concorrenza ad Invalidovna, con la differenza che qui spazio libero dove costruire ce n’è ancora (e di certo non verrà lasciato vuoto). Non mancano alti palazzi moderni in vetro e metallo, ma nemmeno le ciminiere delle vecchie industrie che caratterizzano questo angolo.
La più rappresentativa è la sede della vecchia fabbrica ČKD (Českomoravská-Kolben-Daněk), ai tempi un gigantesco complesso industriale cecoslovacco celebre per la produzione di veicoli ferroviari e militari, motociclette e motori elettrici. Lo si riconosce dal restauro impeccabile della facciata e dalla scritta MACHINEHOUSE che campeggia a caratteri cubitali all’ingresso. Oggi ospita numerosi (e prestigiosi) uffici.
Pochi metri più avanti, si trova invece quello che è diventato uno dei centri culturali più amati dai praghesi, soprattutto quando si parla di musica e spettacolo. Il Forum Karlín lo definirei il simbolo della rinascita del quartiere e il trionfo del concetto di riqualificazione per uso e bene comune. È uno spazio moderno e multifunzionale, pur mantenendo quell’identità industriale che gli è propria e che non è stata snaturata.
Quando arrivi al punto in cui la Pernerova si interseca con la Thámova, smetti di guardare davanti a te. Fermati e gira a sinistra.
Durante questa parte di percorso, benché coperta da piante ed edifici, la tua camminata è stata accompagnata da una presenza costante, quella della collina di Vítkov. Vítkov è importantissima per la storia ceca, antico campo di battaglia ed oggi sede del Monumento Nazionale di Vítkov, sul quale troneggia la statua equestre (una delle più grandi del mondo) di Jan Žižka. L’altura divide fisicamente Karlín dal quartiere di Žižkov, di cui fa amministrativamente parte.
Se per qualsiasi ragione ti sei stufato di Karlín e vuoi scappartene da un’altra parte, è il momento! Basta imboccare il tunnel che ti trovi davanti. A condizione che tu non abbia paura. NEBOJ! Come dice la scritta a caratteri cubitali che troneggia al suo ingresso. Lo so, mi dilungo sempre quando parlo del Karlínský tunel (per me uno dei luoghi più instagrammabili di Praga), che ufficialmente si chiama Žižkovský tunel. Forse perché collega due delle zone che più amo, forse perché nasconde un po’ di mistero, o forse perché quando a Praga trovo qualcosa che ha a che fare con la street art (non facilissimo) non mi trattengo.
Arrivando al sodo: il tunnel è un “attraversamento” pedonale e ciclabile che collega due quartieri che fino alla sua costruzione erano vicini fisicamente ma lontani in termini di tempo. Da Karlín il suo 8% di dislivello lo si percorre in salita; 303 metri di luci soffuse con porte che nascondono (davvero!) un bunker antiatomico.
NEBOJ sì, ma è più facile dirlo che farlo. Pare che diversi praghesi non lo attraversino a cuor leggero, da lì probabilmente quel graffito che dal 2017 accompagna, come prendendolo per mano, chi ci entra.

Kasárna Karlín
Kasárna Karlín è una delle anime più vive del quartiere. Nato tra le mura di una ex caserma militare del XIX secolo, negli ultimi anni è diventato spazio sociale e culturale aperto a tutti. Dal 2017 il cortile e gli edifici riqualificati ospitano caffè, bar, cinema all’aperto, eventi, concerti e attività per famiglie, trasformando un luogo un tempo abbandonato in un punto di ritrovo soprattutto per i locali. Il Bazén Café, bar ricavato all’interno della piscina usata dai soldati, è forse lo spazio che più di altri fa capire davvero cosa significhi riqualificazione.
Non è stato un percorso semplice: nel 2024 il centro ha dovuto chiudere temporaneamente per questioni di permessi urbanistici, ma il confronto con le autorità e la modifica del piano regolatore hanno portato a una riapertura parziale e progressiva. A fine 2025 si sono presentate problematiche diverse, ma c’è da sperare che chi di dovere si accorga quanto fondamentale sia diventata Kasárna Karlín per il quartiere e non solo, e che si riesca a lavorare insieme per poter ripartire finalmente senza limitazioni.
La Chiesa dei Santi Cirillo e Metodio
In mezzo a Karlínské náměstí svetta la Chiesa dei Santi Cirillo e Metodio, un edificio che non passa certo inosservato grazie alle sue dimensioni e per la facciata neoromanica con le due torri. Costruita tra il 1854 e il 1863 su progetto di Carl Roesner e Vojtěch Ignác Ullmann, la chiesa fu pensata come simbolo religioso e civico per un quartiere in piena espansione ottocentesca, e consacrata proprio nel millennio dall’arrivo dei due santi missionari slavi nelle terre boeme.
Quando l’alluvione del 2002 sommerse Karlín, anche questa basilica fu colpita dall’acqua fino a oltre un metro e mezzo di altezza e necessitò di restauri lunghi e attenti per riportarla agli antichi splendori. Oggi, oltre a essere un luogo di culto attivo, rimane uno dei punti architettonici più imponenti del quartiere.


Dove mangiare a Karlín
Viste le premesse, non è una sorpresa che Karlín sia anche un punto di riferimento per gli amanti del buon cibo.
Personalmente devo esplorare un po’ più in profondità (come sai, quando si tratta di dove mangiare a Praga tendo a rimanere fedele ai posti che già conosco e amo), ma posso comunque consigliarti qualche posticino super per quando ti troverai da quelle parti. Anche se del primo ne avrai già sentito parlare, tanto è in voga.
Mi riferisco ad Eska, chi sennò. Eska è un panificio con ristorante all’interno del Forum Karlín e si sviluppa su due piani: al piano terra c’è il laboratorio a vista con negozio annesso dove si possono acquistare prodotti da forno e non solo, più qualche tavolino per consumare la colazione o un pranzo veloce. Al piano di sopra, dal 2023 si trova il ristorante Štangl, fresco detentore di una stella Michelin. Ma parliamo del primo, che è il solo che ho provato.
Ciò che rende Eska così unico è l’utilizzo di ingredienti esclusivamente locali e la riscoperta di altri “dimenticati”. Le parole d’ordine sono sostenibilità ed autosufficienza. Il pane ceco si fa come si faceva una volta: semi di cumino, farina di grano, lievito madre di segale, acqua, sale. Lunghissima lievitazione. Chi mastica un po’ di ceco potrà leggere l’altrettanto lunghissima spiegazione di tutto il processo passo dopo passo sulla busta di carta che avvolge la pagnotta appena acquistata. Che, per la cronaca, rimane fresca per diversi giorni. A Pavel non sembrava vero di potersi portare in Italia il suo amato pane di segale, piaciuto stranamente anche alla sottoscritta.
Tanta esclusività ha un costo: non si tratta certo del posto più economico di Praga, ma a giudicare dalla mole di gente che lo affolla quotidianamente è una scelta che paga.
C’è un altro localino non lontano del quale ho sentito parlare un gran bene e che è altrettanto perfetto per colazione, pranzo o anche solo per un caffè con una bella fetta di torta, ed è Můj šálek kávy. Alla prossima davvero non mancherò di farci un salto!

Il ristorante per un ottimo pranzo o cena invece l’ho già spammato in lungo ed in largo, ma che posso farci.
Sto ovviamente parlando di Lokál Hamburk, che scopro proprio mentre sto scrivendo questo articolo far parte del gruppo Ambiente come Eska e Štangl!!! Ok Ambiente, ascolta me, posso tranquillamente farti da testimonial, amo tutto di te!!!! SCRIVIMI.
Ehm scusa, digressione necessaria. Dicevo, Lokál Hamburk è uno dei “membri” di una catena di ristoranti sparsa in tutta Praga e che si distingue per i piatti tradizionali, la velocità del servizio, Pilsner Urquell servita fresca dal tank e un ambiente informale che può essere condiviso con altri commensali (bei tavoli grandi). Prezzi onesti e sapori super. Personale gentilissimo. Per me una garanzia.
E potrei non chiudere con un birrificio artigianale? Proprio dietro l’angolo rispetto a Lokál Hamburk si trova Dva Kohouti, micro birrificio con la birra spillata direttamente dai tank e con un ampio spazio esterno ideale soprattutto durante la bella stagione. Il cortile tra l’altro si affaccia su un incrocio emblematico, anch’esso pieno zeppo di contrasti architettonici dove vecchio e nuovo provano a convivere.
Allora che dici, te ne ho dati abbastanza di motivi per perderti per le vie di Karlín??















