Cosa vedere a Tolosa: guida alla Ville Rose

L’idea di scegliere Tolosa come destinazione primaverile non è stata casuale. Io e Pavel non eravamo mai stati in Francia insieme, volevamo qualcosa di diverso dalla classica Parigi e la Ville Rose sembrava perfetta anche per una ragione per noi molto seria: il viola. Sì, è una malattia. Da tifosi della Fiorentina collezioniamo le sciarpe delle squadre “viola” d’Europa e il Toulouse FC era una tappa obbligata. Ma tranquillo, non fino al punto di organizzare un viaggio solo per quello. Perché le premesse per apprezzare il capoluogo dell’Occitania c’erano già tutte.

Nonostante questo, non mi sarei mai aspettata di innamorarmi così tanto dell’atmosfera della città.
Due giorni pieni possono bastare per vedere le attrazioni principali, anche se noi abbiamo lasciato fuori la Cité de l’Espace proprio per motivi di tempo. Però il vero punto di forza di Tolosa non sono solo i luoghi simbolo. È l’energia che si respira per strada.

Tolosa è viva, vissuta, piena di gente a qualsiasi ora. Tranne forse la mattina presto, il centro è sempre attraversato da una quantità impressionante di persone (e di biciclette). Tantissimi studenti soprattutto: circa 100.000, abbastanza da rendere la quarta città più grande di Francia anche una delle più importanti città universitarie del Paese, seconda solo a Parigi.

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E poi ci sono quei mattoni. Tolosa non si chiama Ville Rose per caso. Gran parte degli edifici storici è stata costruita con mattoni di terracotta ricavati dall’argilla delle rive della Garonna. Grazie all’alta concentrazione di ferro, il cotto riflette la luce creando sfumature che vanno dall’arancio al rosa, ancora più intense al tramonto.

Di solito non mi piace definire una città “una sorpresa”. Ogni luogo ha qualcosa di unico. Però Tolosa è riuscita davvero a conquistarmi più di quanto immaginassi. Mi è bastata la prima passeggiata per capirlo. Nonostante i chilometri fatti ogni giorno, non avrei mai smesso di camminare. Volevo perdermi nei vicoli, continuare a osservare gli scorci, sedermi in una piazza qualsiasi senza fare niente. I musei, il cibo, l’ “inaspettata” gentilezza (evviva i cliché) dei locali che continuavano a scambiarci per spagnoli sono stati quasi un bonus.

Non so se questo articolo riuscirà a trasmettere davvero l’atmosfera di Tolosa. Però una cosa è certa: è una città che resta addosso più di quanto ti aspetti.

Cosa vedere a Tolosa in due giorni

Proprio perché ci siamo lasciati trasportare dallo spirito della città, non abbiamo seguito un itinerario preciso. Abbiamo camminato tanto, ripercorrendo più volte gli stessi tratti solo per il gusto di farlo. Un “vai dove ti porta il cuore”, con una cartina studiata nei dettagli giusto per non lasciare indietro nulla. Come al solito non ci sono riuscita del tutto, ma va bene così: ci sarà sempre una prossima volta.

Il centro di Tolosa è estremamente facile da esplorare e i principali monumenti sono tutti abbastanza vicini tra loro. Non dà mai davvero l’impressione di essere in una grande città. Le stradine si intrecciano a piazzette, i negozi indipendenti superano nettamente le grandi catene e ogni tanto compaiono dettagli di street art che sorprendono. Senza la metro e la maestosità di Place du Capitole, sarebbe difficile ricordare che si tratta di una città da oltre mezzo milione di abitanti.

Un paio di giorni sono il minimo per lasciarsi coinvolgere e osservare il ritmo della vita quotidiana dei suoi (spesso giovani) abitanti. Tutto bello, ma i luoghi da non perdere esistono eccome. Eccoli, in ordine sparso.

Saint-Cyprien, la rive gauche

La Garonna divide Tolosa in due. I principali punti di interesse per chi, come noi, ha solo un paio di giorni a disposizione si concentrano soprattutto sulla rive droite, ma anche la rive gauche sa difendersi benissimo grazie al quartiere di Saint-Cyprien.

E non soltanto perché per raggiungerlo si attraversa l’iconico Pont Neuf che, contrariamente a quanto suggerisce il nome, è il ponte più antico della città.
Il vero “ponte vecchio” è poco distante: si tratta del Pont de la Daurade, del quale oggi sopravvive soltanto un’arcata che sembra staccarsi dalla grande sagoma dell’Hôtel-Dieu Saint-Jacques, storico ospedale cittadino.

Saint-Cyprien ha un’atmosfera tutta sua. Meno frenetica, quasi più riflessiva. Una sensazione che si ritrova anche nei suoi luoghi simbolo: le Château d’Eau, la Chapelle Saint-Joseph de La Grave, i resti delle antiche mura e ovviamente Les Abattoirs.

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Il “Castello d’Acqua” era originariamente la torre dell’antico impianto idrico cittadino. Nel 1974 il fotografo Jean Dieuzaide gli diede una nuova vita trasformandolo in uno spazio dedicato alla fotografia, oggi considerato una vera istituzione culturale della città.
Oltre alle mostre, che alternano artisti affermati e emergenti, è interessantissimo anche dal punto di vista architettonico: grazie ai pavimenti in vetro si possono ancora osservare gli antichi meccanismi sotterranei e le grandi ruote idrauliche che pompavano l’acqua della Garonna per alimentare le fontane di Tolosa.

Che la silhouette della Chapelle Saint-Joseph de La Grave sia uno dei panorami più fotografati della città sorprende soltanto finché non la si vede illuminata di notte, riflessa nelle acque della Garonna accanto alle luci del Pont Saint-Pierre. La cappella deve il suo nome a un banco di ghiaia formato dal fiume, sul quale venne costruito un ospedale destinato ai malati di peste già a partire dal XII secolo.

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Pochi minuti a piedi la separano dai resti delle antiche mura cittadine (che si trovano anche in altri quartieri centrali), riportati alla luce piuttosto recentemente dopo la demolizione degli edifici annessi agli ex mattatoi alla fine degli anni ’90. Oggi costeggiano il Jardin Raymond VI, uno spazio piacevolissimo dove rilassarsi tra prati, panchine e bastioni. Tra le quattro torri spicca ancora la Tour Taillefer, un tempo utilizzata per isolare gli appestati e oggi trasformata in uno dei punti panoramici sulla rive droite. Ma non è certo l’unico. Il lungofiume nei pressi di Port Viguerie, anticamente occupato dal porto di Saint-Cyprien, è uno dei luoghi migliori dove fermarsi lungo la Garonna. Sedersi sulle sue rive e osservare l’acqua scorrere lentamente, soprattutto al tramonto, è uno di quei piccoli momenti che fanno apprezzare ancora di più l’atmosfera di Tolosa.

E a proposito di mattatoi, è proprio come macello cittadino che nacquero Les Abattoirs nel XIX secolo. Dopo oltre centocinquant’anni di attività e l’ingresso nella lista dei monumenti storici francesi, l’enorme complesso è stato riqualificato e trasformato in un museo di arte moderna e contemporanea. La trasformazione è stata davvero notevole. Gli spazi industriali ospitano oggi opere di artisti locali e internazionali, una biblioteca, un auditorium, una libreria, un ristorante e aree esterne molto vivibili. Io ho adorato la mostra in corso durante il nostro viaggio dedicata allo stilista Jean-Charles de Castelbajac: un tripudio di forme, tessuti e colori.

Dalle rive della Garonna al centro città

Da Saint-Cyprien, il Pont Saint-Pierre conduce dritti alla rive droite e all’omonima piazza. Nonostante le dimensioni contenute, è uno dei luoghi serali più frequentati dagli studenti, sia per i tanti bar che per l’accesso al lungofiume Henri Martin. Ammetto che, se avessi avuto qualche anno in meno e avessi visitato Tolosa ai tempi dell’università, l’avrei seriamente candidata tra le possibili mete Erasmus insieme alla mia Praga. Ci siamo sentiti giovani e pieni di speranze anche solo passeggiando tra i gruppi di amici accampati sulla promenade.

Rue Valade collega la Garonna a uno dei monumenti simbolo della città che, più che all’aspetto religioso, finisco ancora una volta per associare al modo in cui i tolosani vivono gli spazi pubblici. Sto parlando della Basilica di Saint-Sernin, patrimonio UNESCO come parte dei cammini di Santiago di Compostela. La basilica prende il nome dal primo vescovo di Tolosa, il martire Saturnino, sulla cui tomba vennero poste le basi della futura chiesa. A colpire sono soprattutto le dimensioni imponenti, il campanile ottagonale e la quantità di reliquie custodite all’interno. Trovarsi davanti a uno dei migliori esempi di architettura romanica del sud della Francia non lascia indifferenti, tanto che noi ci siamo tornati due volte.

La prima, però, siamo rimasti quasi più incantati da quello che succedeva all’esterno. Davanti alla basilica sembrava esserci un ritrovo spontaneo di famiglie, gruppi di amici e cagnoloni intenti a giocare tra loro. E gli esseri umani non erano da meno, impegnati in infinite partite a bocce, pallavolo, legnetti e chi più ne ha più ne metta. Stop ai pensieri e alle preoccupazioni, mi hanno trasmesso solo tanta allegria e spensieratezza.

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Nelle immediate vicinanze si trovano altri edifici molto interessanti dal punto di vista architettonico. La Bibliothèque d’Étude et du Patrimoine è forse quella che mi ha colpita di più: rispetto agli edifici circostanti sembra quasi un corpo estraneo. Poco distante si trova anche la Cappella dei Carmelitani, le cui pareti e i cui soffitti sono ricoperti da dipinti dai colori vivissimi. Oggi, da spazio sconsacrato, ospita concerti di musica classica e installazioni temporanee rese ancora più suggestive dal contesto.

Poco lontano si incontra anche una delle vie più eleganti della città, Rue d’Alsace-Lorraine, dove si nascondono due dettagli curiosi. Il primo si trova al civico 59: un insolito orologio con un quadrante da 24 ore. L’edificio è sempre stato occupato da banche e, secondo la tradizione, il fatto che l’orologio non si fermi mai sarebbe un riferimento al celebre detto secondo cui “il denaro non dorme mai”. La vera chicca, però, è l’enorme mosaico art déco che domina la facciata del palazzo che ospitava il famoso quotidiano La Dépêche.

E come dimenticarsi del Marché Victor-Hugo, considerato il mercato coperto più antico della Francia. L’enorme mercato alimentare è molto diverso dai miei amatissimi mercati sivigliani, ma conserva lo stesso caos meravigliosamente ordinato fatto di profumi, voci e banconi pieni di qualsiasi cosa: verdura, carne, pesce, formaggi e ovviamente boulangerie. Al piano superiore ci sono diversi ristoranti molto frequentati all’ora di pranzo, mentre all’esterno abbondano locali perfetti per assaggiare qualcosa di tipico. A conquistarci definitivamente, però, è stato il suo stile modernista. La ciliegina sulla torta.

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Nel cuore pulsante di Tolosa

Nonostante i numerosi e grandiosi monumenti di cui ho parlato finora, all’elenco manca ancora il più importante. Perché Tolosa ha un unico cuore pulsante: Place du Capitole. Non importa quante deviazioni si prendano o quante volte ci si perda tra vicoli e piazzette: prima o poi la città ti riporta lì, nel suo punto più monumentale e scenografico.

L’enorme Piazza del Campidoglio è dominata dal Capitole, storico palazzo cittadino che oggi ospita sia il municipio che il teatro dell’opera. La facciata neoclassica con i suoi 120 metri di lunghezza è davvero imponente, ma la vera sorpresa è l’atmosfera che si respira tutto intorno. Studenti seduti ovunque, bancarelle, installazioni floreali temporanee, innumerevoli tavolini all’aperto che si riempiono a qualsiasi ora del giorno. Più che una semplice piazza, sembra (e probabilmente è) un gigantesco punto d’incontro cittadino a tinte rosa e bianche. A completare il quadro c’è l’enorme croce occitana, alle cui estremità compaiono i 12 segni zodiacali. Fotografarla senza decine di persone attorno, però, è quasi impossibile: noi ci siamo riusciti soltanto la mattina presto o a tarda sera.

Sul retro del complesso si nasconde anche il Donjon du Capitole, una curiosa torre del XVI secolo dall’aspetto monumentale che in passato custodiva polvere da sparo e documenti municipali. Oggi ospita l’ufficio del turismo e vale la pena entrare a dare una rapida occhiata anche se non si è alla ricerca di informazioni.

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Da qui basta allontanarsi di poche strade per ritrovare una Tolosa completamente diversa. Rue Saint-Rome, una delle vie commerciali più antiche del centro, conserva ancora splendidi esempi di case medievali a graticcio che sembrano resistere alle insegne moderne e al continuo via vai di persone. È una di quelle strade dove conviene rallentare e guardare in alto ogni tanto, altrimenti ci si perde metà dello spettacolo. Anche se gli edifici sono talmente imponenti che è quasi impossibile non notarli!

Poco distante si apre Place Salengro, molto più raccolta e tranquilla rispetto all’immensità del Capitole. È uno schema che abbiamo ritrovato spesso nel centro di Tolosa: una piazzetta con caffè e tavolini all’aperto, una bella fontana, un immancabile fioraio. È il classico angolo dove ci si ritrova quasi senza volerlo, magari dopo aver curiosato tra le boutique di Rue de la Pomme, una delle vie dello shopping più interessanti della città. Fondamentale tenere il naso all’insù: mica per altro, ma i piccoli (capo)lavori di street art accanto ai nomi di alcune delle strade del centro sono sono una di quelle piccole sorprese che finiscono per rendere ancora più piacevoli le passeggiate in centro.

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Tra i luoghi che più mi hanno colpita c’è sicuramente il Couvent des Jacobins, uno dei simboli del gotico meridionale francese. Da fuori (nonostante le impalcature per il massiccio restauro) appare austero, quasi severo, ma l’interno è tutt’altra storia. La luce, le altissime volte e soprattutto il celebre “palmier”, la colonna che si apre come una gigantesca palma in pietra sopra il coro, rendono l’ambiente davvero impressionante. Visitandolo la mattina abbiamo avuto la fortuna di vedere la luce filtrare dalle vetrate colorate e riflettersi lentamente sulle pareti e sul pavimento. Ci sarei davvero rimasta per ore ed è uno dei ricordi che mi porterò dietro più a lungo. Oltre alla chiesa vera e propria, meritano una visita anche il chiostro e gli altri ambienti conventuali, oggi spesso utilizzati per mostre ed eventi culturali.

Poco più a sud si trova invece il Musée des Augustins, il Museo delle Belle Arti di Tolosa, ospitato all’interno di un antico convento agostiniano medievale. Anche senza entrare, il complesso merita almeno uno sguardo per il chiostro e per l’eleganza dell’architettura gotica. Per noi è stata una di quelle tappe perfette per rallentare un momento dopo ore passate a camminare senza una meta troppo precisa. Le imponenti scalinate e le statue classiche in contrasto con la modernità delle vetrate sui toni del viola accolgono come meglio non potrebbero. Tra i quadri esposti, opere che spaziano dal Medioevo fino all’età moderna illuminatr dalla luce naturale degli ampi lucernari. E poi il finale, con il chiostro gotico e soprattutto i capitelli romanici esaltati dall’installazione dell’artista contemporaneo Jorge Pardo.

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La Tolosa delle piazzette e dei caffè

Continuando a camminare verso la parte sud del centro, Tolosa cambia ancora una volta volto. Le strade si fanno leggermente più tranquille, i ritmi sembrano rallentare e i mattoni rosa delle facciate diventano ancora più scintillanti, soprattutto quando la luce inizia ad abbassarsi.

Tra gli edifici che meglio raccontano la ricchezza della città c’è sicuramente l’Hôtel d’Assézat, splendido palazzo rinascimentale costruito nel XVI secolo dal mercante Pierre d’Assézat, che fece fortuna grazie al commercio del pastel, la pianta da cui si ricavava un prezioso pigmento blu. Oggi ospita la Fondation Bemberg, ma è soprattutto il cortile interno, con la sua torre, a prendersi la scena.

L’Hôtel d’Assézat è anche uno degli esempi più celebri degli hôtels particuliers, eleganti residenze private costruite dalle famiglie più ricche della città tra Rinascimento e Seicento. A Tolosa ce ne sono tantissimi proprio grazie alla prosperità portata dal commercio del pastel, che trasformò la città in uno dei principali centri economici della Francia meridionale. Ancora oggi basta alzare lo sguardo per imbattersi in cortili nascosti, torri scalari e dettagli architettonici che sembrano comparire quasi all’improvviso dietro portoni apparentemente anonimi. Alcuni mostrano inevitabilmente i segni del tempo, ma molti sono ancora sontuosi come secoli fa.

Da qui, Rue des Filatiers accompagna lentamente verso il Marché des Carmes, attraversando una delle zone più piacevoli da vivere a piedi. Noi l’abbiamo percorsa non so quante volte. Caffetterie, piccoli negozi e boulangerie si susseguono praticamente senza interruzione, con quell’aria da quotidianità francese che ogni tanto sembra uscita da un film.

Tra i locali più fotografati c’è il Bar du Matin, con la sua iconica facciata rossa e i tavolini spesso pieni, ma in generale tutta la zona invita a rallentare e a fermarsi continuamente. Al mercato coperto non abbiamo dedicato lo stesso tempo riservato a quello Victor Hugo, che tra i due ci è sembrato più accogliente, ma vale comunque la pena farci un salto.

La vicina Cattedrale di Saint-Étienne sorprende invece per il suo aspetto insolito e quasi irregolare. Il motivo è semplice: venne costruita e modificata nel corso di secoli diversi, mescolando elementi gotici e romanici in modo piuttosto evidente. Anche senza conoscerne la storia, basta guardarla pochi secondi per accorgersi che qualcosa “non torna”, ed è probabilmente proprio questo a renderla così affascinante. Gli affreschi interni stanno inoltre subendo un importante lavoro di restauro, che contribuirà a valorizzarla ancora di più.

Ma il luogo che più mi è rimasto nel cuore è stato Place Saint-Georges e i vicoli adiacenti. Non tanto per monumenti o attrazioni particolari, quanto per l’atmosfera. Di nuovo. Persone che passeggiano senza fretta, biciclette che attraversano la piazza, tavolini pieni. Per qualche motivo è stato lì, più che altrove, forse per quella lentezza e quella raffinata semplicità che aleggiava nell’aria, che ho avuto davvero la sensazione di cogliere un piccolo frammento di quotidianità francese della “mia” Tolosa.

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Il Pass Tourisme Toulouse: vale la pena acquistarlo?

Per il nostro soggiorno a Tolosa abbiamo avuto modo di testare il Toulouse Pass Tourisme grazie all’ufficio del turismo cittadino, che ci ha gentilmente fornito due card durante il viaggio. E sì, posso dirlo senza troppi giri di parole: secondo me vale assolutamente la pena.

Il pass costa 26€ (aprile 2026) ed è valido da 1 a 3 giorni a partire dal primo utilizzo. Include l’ingresso gratuito a moltissimi musei e monumenti cittadini, oltre a sconti su varie attività ed una visita guidata offerta tra quelle organizzate dall’ufficio turistico. Per 10€ aggiuntivi si può anche integrare un carnet da 10 corse valido su metro, autobus e tram. Onestamente, però, se si soggiorna in centro e si ha voglia di camminare un po’, i mezzi servono relativamente. Tolosa è una città sorprendentemente semplice da esplorare a piedi e gran parte dei luoghi più interessanti si trova a distanza di passeggiata gli uni dagli altri. Noi abbiamo utilizzato la metro giusto una volta per andare alla stazione dei treni di Matabiau.

Una delle cose che ho apprezzato di più del pass è stata la libertà con cui ci ha permesso di visitare la città. Oltre ai grandi classici come il Convento dei Giacobini o la Fondazione Bemberg, ci ha invogliati a entrare anche in musei e spazi che magari, dovendo scegliere singolarmente su cosa spendere, avremmo probabilmente lasciato indietro.

Molto comoda anche la gestione digitale: il pass può essere caricato direttamente sull’app ufficiale e utilizzato semplicemente mostrando il QR code agli ingressi delle attrazioni. Una piccola cosa forse, ma quando si viaggia fa davvero comodo evitare biglietti sparsi, ricevute e prenotazioni da recuperare ovunque. Ci sono inoltre piccoli vantaggi e sconti extra in alcuni negozi convenzionati. E considerando quanto siano belli certi bookshop museali di Tolosa, direi che non è affatto un dettaglio secondario.

Facendo due conti, per noi il Pass Tourisme si è rivelato decisamente conveniente. Ma soprattutto ci ha spinti a entrare ancora di più nel ritmo culturale della città, senza dover continuamente scegliere cosa “saltare”. E in una città come Tolosa sarebbe davvero un peccato.

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La Ville Rose, alla fine

Ricapitolando: non so bene che cosa mi aspettassi da Tolosa prima di partire. Probabilmente una bella città del sud della Francia, piacevole da visitare in un weekend e poco più, ancora risparmiata al turismo di massa. Quello che ho trovato è stato invece un luogo capace di entrarmi lentamente sotto pelle.

Forse per i mattoni rosa che cambiano colore con la luce del giorno. Forse per quell’atmosfera giovane e vissuta che si respira praticamente ovunque. O forse perché, più di tante altre città visitate negli ultimi anni, Tolosa ci ha fatto venire voglia di rallentare senza avere la sensazione di stare “perdendo tempo”. Abbiamo camminato tantissimo, ci siamo persi altrettanto spesso e abbiamo continuato a tornare negli stessi posti anche quando non ce n’era alcun bisogno. E probabilmente è proprio questo il ricordo più bello che mi porterò dietro: la sensazione di aver vissuto la città più che semplicemente visitata.

Non è stata però una cartolina perfetta. Le biciclette sfrecciano spesso senza troppi riguardi, a volte in modo piuttosto spericolato, e più di una volta ho avuto la sensazione di essere a un passo dall’essere “investita” mentre attraversavo il centro. Anche la presenza delle auto nel cuore storico della città mi ha lasciata un po’ perplessa: in alcuni momenti sembravano circolare con fin troppa libertà rispetto a quanto mi sarei aspettata da un centro così vivo e pedonale.

Piccoli dettagli, certo, ma sufficienti a ricordare che le città vere non sono mai perfettamente levigate. Ed è proprio questo a renderle speciali.

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