Musei di Zagabria: alla scoperta del lato più curioso della capitale croata

Sono tornata a Zagabria. Ebbene sì. Perché, nonostante i due viaggi precedenti, avevo la sensazione di non aver ancora conosciuto davvero la capitale croata. Sentivo che avevamo ancora più di un conto in sospeso.

Primo fra tutti, non essere riuscita a visitare alcuni dei suoi luoghi simbolo durante i due viaggi precedenti: il Tunnel Grič, la Torre Lotrščak e il celeberrimo Museo delle Relazioni Interrotte. Premetto che questa volta mi sono data da fare. Ho visto di tutto e di più, compreso scovare (alleluia, alleluia!) ben tre dei pianeti del Sistema Solare di Zagabria.

Ma torniamo ai musei. Quello delle Relazioni Interrotte è solo la punta dell’iceberg. Perché se ti sembra già insolito dedicare un museo alle storie (non solo d’amore) finite, aspetta di scoprire quanti altri ce ne sono dedicati agli argomenti più impensabili. Non sto scherzando.

Non è un caso che Zagabria sia una delle città con il maggior numero di musei pro capite al mondo. Non è un primato facile da verificare, ma una cosa è certa: la capitale croata sorprende per la quantità e soprattutto per la varietà della sua offerta museale. Accanto ai grandi musei dedicati alla storia e all’arte convivono realtà piccole, originali e decisamente fuori dagli schemi, capaci di raccontare la città attraverso prospettive completamente diverse.

Quindi sì, visita la capitale croata per la Città Alta. Per lo splendido tetto della Chiesa di San Marco, per la Porta di Pietra, per gli ombrelli rossi del mercato di Dolac e per tutte le delizie che riempiono le sue bancarelle. Ma ritagliati anche qualche ora includere nel tuo itinerario a Zagabria un altro tipo di storia. Quella che difficilmente troverai nei libri, ma che potrebbe farti guardare la città con occhi diversi. Con me la terza volta è stata quella giusta. E ora ti spiego perché.

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I musei di Zagabria: dai più “convenzionali” ai più sorprendenti

Ricapitolando: dopo aver visitato Zagabria già due volte, durante il nostro terzo viaggio abbiamo deciso di esplorare proprio questo lato meno convenzionale della città. Siamo (anzi, la mia dolce metà è) un po’ restii quando si tratta di musei, per questo abbiamo lasciato da parte quelli più classici e scelto quattro esperienze molto diverse tra loro.

In realtà, con la Zagreb Card in mano, non ci sarebbe stato nemmeno troppo da scegliere se avessimo avuto un po’ più di tempo. Buona parte dei principali musei della città, insieme ai mezzi di trasporto urbani, è infatti inclusa nella Card: basta mostrarla dallo smartphone alla cassa, far scansionare il codice a barre e via.

Tra gli ingressi inclusi ci sono il Museo della Città di Zagabria, il Museo di Arte Contemporanea, il Museo Tecnico Nikola Tesla e lo Zoo di Zagabria, ma anche realtà decisamente più eccentriche come il Museo del Cioccolato, il Museo della Cravatta, il Museo delle Relazioni Interrotte, il Museo della Storia dei Videogiochi e il Museo dei Viaggi. E non è abbastanza??? Mica è finita qui.

Approfittando di uno sconto, volendo si possono includere anche il Museo croato dell’Arte Naïf, il Museo delle Illusioni, il Museo dei Selfie e dei Ricordi, il Museo delle Sbornie, il Museo della Risata e altre gallerie.

E poi ci sono loro. I musei che con la Zagreb Card non c’entrano niente, ma che contribuiscono a rendere l’offerta culturale di Zagabria praticamente inesauribile: il Museo Archeologico, il Museo dell’Architettura Croata, il Museo di Storia Naturale Croata, il Museo della Scuola, il Museo dello Sport, il Museo Etnografico, il Museo della Caccia, il Museo della Polizia, il Museo degli Anni ’80, il Museo delle Storie Perdute, The Witch of Grič (ovvero “quasi il museo più piccolo del mondo”)…

Potrei andare avanti ancora per un bel po’. Ma credo di aver reso l’idea.

Noi volevamo qualcosa legato alla storia croata, e così siamo andati al Cravaticum. Volevamo qualcosa che avesse a che fare con le nostre passioni, e abbiamo scelto il Museo dei Viaggi e quello della Storia dei Videogiochi. E poi, diciamocelo: non sei stato a Zagabria se non sei passato dal Museo delle Relazioni Interrotte. Quindi chi siamo noi per snobbarlo una terza volta???

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Cravaticum, il Museo della Cravatta

Partiamo da un oggetto che probabilmente non avresti mai pensato si “meritasse” un museo dedicato.
Ma se segui questo blog, o ti è capitato sottomano il post sulle curiosità riguardanti la Croazia, forse ricorderai che tra le sue invenzioni c’è anche la cravatta.

Termine che i francesi “appiopparono” ai soldati croati, che pare per la prima volta durante la Guerra dei Trent’anni indossarono questo pezzo di tessuto rosso al collo, donato loro dalle mogli e dalle fidanzate prima della partenza come buon auspicio perché tornassero a casa. Notato questo dettaglio, i francesi, incapaci di pronunciare la H croata, cominciarono a chiamare il loro reggimento La Cravat, adattamento del termine croato hrvat (croato), con il significato originario di “alla croata”.

Questo piccolo ma ricchissimo e interessantissimo museo parte quindi proprio dal principio, per poi fare un excursus su come siano cambiati usi e costumi nel corso dei secoli e, con loro, anche la cravatta. Sapevi, ad esempio, che lo straordinario successo della cravatta stretta negli anni ’60 si deve in gran parte al James Bond di Sean Connery? O che ci sono ben 177.147 modi di annodare una cravatta, di cui 85 sono matematicamente dimostrati corretti, ma solo 4 comunemente in uso?

Io ne ho provati tre, i più comuni, sotto l’occhio vigile della nostra guida, che cercava di farmi capire come mettere le mani e dove far passare il tessuto. Prima volta nella vita che c’ho cavato qualcosa. Mai fatto un nodo alla cravatta o mai stato capace di ottenere un risultato decente? Niente paura: dopo aver visitato il Cravaticum non avrai più problemi! E non dimenticare di farti “inghiottire” dalla torre di cravatte, che grazie agli specchi sul soffitto e sul pavimento sembra non avere fine.

Il museo si trova nella Gornji Grad, la Città Alta, a pochi passi dalla Porta di Pietra e dalla Chiesa di San Marco. Praticamente impossibile perderselo!

Museum of Broken Relationships, il Museo delle Relazioni Interrotte

All’ombra della Torre Lotrščak e ad appena 200 metri dal Cravaticum si trova invece il museo più visitato di Zagabria, probabilmente anche colui che ha dato il via al trend dei musei insoliti della capitale croata. Non solo: quello di Zagabria è stato il primo, seguito da quello di Chiang Mai, in Thailandia, e da varie mostre temporanee organizzate in giro per il mondo. Sto ovviamente parlando del Museum of Broken Relationships, Muzej prekinutih veza o Museo delle Relazioni Interrotte.
Il suo successo sembra inarrestabile. Ma cos’ha di così speciale?

Sicuramente l’idea da cui è nato è originalissima. Si sa, un cuore spezzato non è uno scherzo. Qualsiasi oggetto può far riaffiorare ricordi belli, ma dolorosissimi allo stesso tempo. E sono proprio quei ricordi materiali, corredati da una spiegazione, a fare il museo. Un set Lego, il giocattolo di gomma del cane, un pupazzo, una bicicletta. Un post-it con scritto I am sorry. Ingenuamente pensavo che le “relazioni spezzate” sarebbero state solo di carattere amoroso. Invece, le storie che più di altre hanno spezzato me sono state quelle legate a morti e malattie. Insomma, portati dietro un fazzoletto, che probabilmente ti servirà.

Il museo si trova al piano terra del Palazzo Kulmer, bellissimo edificio in stile barocco. Nonostante l’abbondanza di “ricordi”, le sue dimensioni sono piuttosto ridotte e visitarlo nel primo pomeriggio, come abbiamo fatto noi, potrebbe non essere una brillante idea. Ho avuto l’impressione che tutti, o quasi, i turisti presenti a Zagabria in quel momento si fossero riuniti al suo interno. Abbiamo dovuto armarci di un po’ di pazienza per riuscire, in alcuni frangenti, ad avvicinarci alle teche e leggere i messaggi che i mittenti hanno inviato insieme agli oggetti. Ti consiglio quindi di andarci all’apertura o, ancora meglio, la sera, visto che la chiusura è alle 21 da ottobre a maggio e addirittura alle 22 da giugno a fine settembre.

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Video Game History Museum, il Museo della Storia dei Videogiochi

Sono cresciuta a pane e videogiochi. A partire dagli arcade al bar del paese, passando per Sega Master System, Game Boy, PlayStation 1, Wii, Xbox, PlayStation 4 e computer vari, i videogiochi hanno davvero rappresentato una parte fondamentale della mia vita. E quello che speravo di fare visitando il Museum of Video Game History di Zagabria era semplicemente fare un bellissimo tuffo nei ricordi insieme a Pavel, che condivide con me questa grande passione (non per gli arcade però, incomprensibile).
Non mi aspettavo assolutamente un museo I-C-O-N-I-C-O.

I tre piani non solo sono divisi per decenni, ma oltre a mostrare l’evoluzione del gaming danno la grandiosa opportunità di tornare davvero indietro nel tempo. Una sala giochi a disposizione dei visitatori che spazia dagli anni ’70 ai giorni nostri, con un mix micidiale di arcade e praticamente ogni console mai esistita. Mai avrei pensato di tenere di nuovo tra le mie mani un joystick vecchio stile! Mettete agli atti che sono uscita contro la mia volontà, perché fosse dipeso da me sarei ancora lì a giocare e non in Valdichiana a raccontarti di questo piccolo angolo di paradiso.

Avrei dovuto aspettarmi un’esperienza col botto già dall’ingresso, con una replica di uno dei primissimi videogiochi della storia, Tennis for Two, uno dei pochi oggetti per cui vale la regola del “guardare ma non toccare”. Ma abbiamo toccato altro, altroché.  Il gamepad per fare una partitina Croazia-Brasile all’iconico Sensible World of Soccer, una sfida a due a Pac-Man su uno schermo gigante e il sempre fantastico Tetris sul Game Boy, che ho ancora a casa, perfettamente funzionante. E poi Pong, Computer Space, il mio adorato Sonic!!!

Bella e tanto nostalgica anche la riproduzione della cameretta adolescenziale nel corso dei decenni. A quella degli anni ’90 sarebbe bastato aggiungere uno o due poster per farla totalmente mia. Vabbè, credo sia chiaro che, tra i musei di Zagabria, questo è stato di gran lunga il mio preferito. E che potrei parlarne all’infinito.
Ma credo di aver reso l’idea. VACCI!

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Travel Experience Museum, il Museo del Viaggio

Se il Museo della Storia dei Videogiochi mi ha fatto tornare bambina, il Travel Experience Museum mi ha fatto viaggiare senza muovermi, proprio come promette il suo slogan. Riesce a mantenerlo alla grande grazie a un’esperienza completamente multimediale e interattiva, costruita sfruttando le più moderne tecnologie.

Il pezzo forte sono sicuramente i visori per la realtà virtuale, che permettono di immergersi letteralmente in alcuni dei luoghi e delle esperienze raccontate dal museo. Era la prima volta che ne provavo uno e, lo ammetto, è stato un bel WOW. Tra paesaggi, città (Venezia su tutte) e meraviglie naturali, per qualche minuto ci si dimentica completamente di essere dentro un museo. E vedere, ad esempio, i Laghi di Plitvice completamente ricoperti di neve è un’esperienza che difficilmente si dimentica. È un museo che secondo me può essere particolarmente divertente anche per i bambini, ma non solo: il lato tecnologico riesce a rendere il viaggio qualcosa di interattivo e, allo stesso tempo, educativo.

Tra i quattro musei che abbiamo visitato è probabilmente quello che mi ha entusiasmata meno, ma più per il confronto con gli altri tre che per il museo in sé. L’idea è originale, la tecnologia funziona e per me, che non avevo mai provato la realtà virtuale, è stata una prima volta decisamente da ricordare.

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Zagreb Card: conviene?

Dopo l’esperienza con i quattro musei di Zagabria, possiamo dire che per noi la Zagreb Card è stata conveniente. Per visitare tutte le attrazioni che abbiamo scelto avremmo speso (prezzi di luglio 2026) 44 €, mentre la Card costa 38 € per 24 ore e 48 € per 72 ore. Oltre agli ingressi inclusi e agli sconti, comprende pure i trasporti pubblici. Per i musei è semplicissima da usare: basta salvare il PDF della Card sul telefono e mostrarlo alla cassa. Viene scansionato il codice a barre e si entra, senza bisogno di stampare nulla.

Noi l’abbiamo utilizzata anche per raggiungere l’aeroporto dal centro (bus 290 da Trg Eugena Kvaternika), risparmiando i 9 € a testa per la navetta, o per Bolt, che avevamo preso all’andata. Qui la faccenda è stata un pochino più… artigianale: l’autista non sembrava conoscere la Card, così Pavel gli ha spiegato in lingua che tra le condizioni era previsto l’utilizzo gratuito dei mezzi pubblici. Lui si è fidato e siamo partiti.

Vista la differenza davvero irrisoria tra le due versioni, se resti a Zagabria per un fine settimana io valuterei seriamente quella da 72 ore: con soli 10 € in più hai tre giorni per sfruttare ingressi, sconti e trasporti e toglierti finalmente lo sfizio di entrare in tutti i musei che ti incuriosiscono. Insomma, una volta che ce l’hai in tasca, tanto vale approfittarne!Nel nostro caso, quindi, il conto è stato decisamente a favore della Zagreb Card.

Un grazie all’Ente del Turismo di Zagabria per averci fornito il pass turistico e averci dato la possibilità di provarlo durante il nostro terzo viaggio in città.

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