Durmitor in Montenegro: il parco tra laghi, ponti e montagne

Nonostante il Montenegro sia ricoperto per il 95% da montagne, di cui ben il 60% sopra i 1000 metri, quando si pensa a lui lo si fa principalmente per le sue coste.
Alle bocche di Cattaro e il “fiordo più a sud del Mediterraneo”, alla mondana Budva e all’esclusiva Sveti Stefan (che noi in realtà abbiamo saltato a piè pari, se non per una foto da lontano) però il Parco Nazionale del Durmitor ha davvero poco, se non niente, da invidiare. Anzi. Per quanto mi riguarda, i due giorni che gli abbiamo dedicato sono ancora il ricordo più bello e vivido del viaggio itinerante in Montenegro. Per molteplici ragioni che proverò a spiegare, anche se non sono sicurissima di riuscirci.

La prima e forse più sorprendente è che mi sono goduta appieno il viaggio “in altezza” nonostante il mio cronico terrore delle altezze e degli strapiombi. Ok, forse non la parte iniziale con le serpentine scavate nella roccia che dalle rive del Lago Piva portano pian piano al cuore del parco. Ma passato quel tratto, ciò che si è aperto davanti ai nostri occhi mi lascia ancora incredula. Una strada relativamente stretta, dal manto stradale quasi perfetto, che attraversa una manciata di minuscoli villaggi sparsi sull’altipiano. Qualche nuvola, la giusta quantità per far filtrare i raggi del sole ed illuminare un panorama tutt’altro che brullo, anzi spesso dorato. Ed infine in prossimità delle vette più alte delle piazzole di sosta con delle cornici per foto ricordo. Peccato solo per i laghi glaciali, che il caldo anomalo di quell’ottobre e dei mesi precedenti aveva lasciato quasi a secco.

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La seconda ragione è che sono riuscita ad uscire dalla mia comfort zone, visto che il rapporto con la natura e l’imprevisto è un tantino conflittuale. Mandrie di cavalli selvatici che piombano come se niente fosse in mezzo alla strada. Sentieri con corde per arrampicarsi e godersi il Lago Nero da ogni angolazione. Una tempesta in pieno stile apocalittico sotto il tetto della moderna casetta di legno che è stato il nostro rifugio per le due notti passate in zona. Le acque cristalline del fiume Tara sul fondo dell’infinito canyon. Tutte cose che normalmente mi manderebbero nel panico, ma che hanno reso la visita al Parco Nazionale del Durmitor ancora più memorabile.

C’è però un elemento che ha reso possibile tutto questo: l’auto. Non tanto per raggiungere il Durmitor, quanto per viverlo davvero. Gran parte della magia di questi due giorni è stata infatti legata alla libertà di fermarsi dove ci andava, aspettare che la luce cambiasse, accostare davanti a un panorama o semplicemente deviare senza un programma preciso. In una zona dove i trasporti pubblici sono limitati, credo sia il modo migliore per esplorare il parco. Le attrazioni principali sono sparse su un territorio molto ampio e molti dei luoghi che ricordo meglio li abbiamo scoperti proprio tra una tappa e l’altra.

Potrei andare avanti per ore anche solo con questa estemporanea introduzione, ma preferisco far parlare la natura e gli scatti di quei giorni.
E dimmi se alla fine non verrà anche a te la voglia di partire.

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Cosa vedere nel Parco Nazionale del Durmitor

Patrimonio UNESCO del Montenegro dal 1980, il Parco Nazionale del Durmitor si trova nel nord del Paese e comprende alcune delle montagne più spettacolari dei Balcani, il canyon del fiume Tara e numerosi laghi glaciali noti come “occhi della montagna”. Con 48 cime che superano i 2000 metri di altezza e paesaggi che alternano foreste, altipiani e pareti rocciose, è una delle aree naturali più straordinarie che abbia mai visto.

Più che i numeri, però, a colpirmi è stata la varietà dei panorami. Nel giro di pochi chilometri si passa da strade panoramiche d’alta quota a laghi incastonati tra le montagne, fino alle vertiginose gole del Tara. Ecco i luoghi che mi sono rimasti più impressi durante i due giorni trascorsi nel Durmitor.

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Le strade panoramiche tra le montagne

Se dovessi scegliere un solo ricordo, probabilmente non sarebbe un lago, una montagna o un punto panoramico preciso. Sarebbe la strada.

Arrivando da Plužine, dopo aver superato le serpentine che risalgono dalle rive del Lago Piva, il paesaggio cambia lentamente fino a diventare qualcosa di completamente diverso da ciò che mi aspettavo. Quando penso a montagne che superano i 2000 metri immagino strade strette, strapiombi e una discreta dose di ansia (l’isola di Arran in Scozia insegna). Nel Durmitor, invece, ho avuto spesso la sensazione opposta: quella di attraversare un immenso altipiano che mi ha fatto sentire costantemente con i “piedi per terra”.

La strada panoramica che attraversa il parco è relativamente stretta ma in ottime condizioni e serpeggia tra pascoli, piccoli villaggi e vaste distese erbose che sembrano non finire mai. Qua e là compaiono alcune delle cime più alte del Montenegro, tra cui il Bobotov Kuk (2523 metri), la vetta più elevata del massiccio del Durmitor, e il Prutaš, una delle montagne più riconoscibili della zona grazie alla sua particolare forma stratificata.

Ciò che mi ha colpito più di tutto, però, è stata la sensazione di spazio. Le montagne sono ovunque, ma raramente incombono. Sembrano piuttosto fare da cornice a un paesaggio aperto, dove ogni curva regala una prospettiva diversa. A rendere il tutto ancora più speciale contribuivano le nuvole di quella giornata, che filtravano la luce a tratti illuminando prati e pareti rocciose a macchie di luce.

Lungo il percorso ci siamo fermati continuamente, sia per sgranchirci le gambe su delle semplici panchine in legno affacciate sull’infinito, sia nelle aree panoramiche segnalate dalle caratteristiche cornici fotografiche installate nei punti più spettacolari del parco. Tra quelle che ricordo meglio ci sono le soste nei pressi del Passo Sedlo e del Prutaš, dove la tentazione di continuare a scattare fotografie era praticamente impossibile da ignorare.

Un’altra particolarità del Durmitor sono i suoi laghi glaciali, soprannominati Gorske oči, “gli occhi della montagna”. Purtroppo il caldo eccezionale che aveva caratterizzato il 2022 aveva ridotto molti di questi laghi a poco più che pozze d’acqua ed apparivano molto diversi dalle fotografie che avevo visto prima di partire. Eppure, anche ridotti a poco più che specchi d’acqua, contribuivano a rendere il paesaggio comunque affascinante.

Elemento da non ignorare e grande vantaggio di viaggiare a fine di ottobre, durante gran parte della giornata abbiamo incontrato pochissime persone. Poche e “giuste”: la famiglia che ha voluto ricambiare il piacere che avevamo fatto di scattargli una foto, ce ne ha fatto una che probabilmente è la più bella che abbiamo in viaggio. Una cornice perfetta in tutti i sensi. E per lunghi tratti sembrava davvero quasi di avere il Durmitor tutto per noi. Non so se avrei provato la stessa sensazione in piena estate, ma quel silenzio e quella tranquillità hanno contribuito non poco a farmi innamorare di questo angolo di Montenegro.

Considero azzeccatissima anche la scelta di entrare nel Durmitor da Plužine e attraversarlo fino a Žabljak. Non ho termini di paragone con il percorso inverso, ma la sensazione di vedere il paesaggio aprirsi poco alla volta davanti agli occhi è stata parte integrante della magia.

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Il ponte Đurđevića e il canyon del fiume Tara

Dopo aver attraversato le montagne del Durmitor, la tappa successiva del nostro viaggio è stata il Ponte Đurđevića (anche conosciuto come Tara Bridge), probabilmente uno dei luoghi più fotografati di tutto il Montenegro. E non per caso. Completato nel 1940, il ponte rappresentò un’impresa ingegneristica straordinaria per l’epoca e, al momento della sua inaugurazione, era il più grande ponte ad arco in cemento armato d’Europa destinato al traffico veicolare. Con i suoi 365 metri di lunghezza e una carreggiata sospesa a oltre 170 metri sopra il fiume Tara, continua ancora oggi a impressionare chiunque vi si trovi davanti. Anche il contesto naturale è eccezionale. Il ponte attraversa infatti il canyon del Tara, considerato il più profondo d’Europa e tra i più profondi al mondo, con pareti che in alcuni punti superano i 1.300 metri di dislivello.

Se devo essere sincera, però, è stata anche la tappa che mi ha emozionata meno. Sarà che soffro di vertigini e che affacciarmi sul canyon non rientra esattamente tra le mie attività preferite, ma gran parte del tempo l’ho trascorso cercando di non guardare troppo in basso. Anche l’attraversare lo stesso ponte a piedi non è che sia stata una passeggiata di salute per me, diciamo che mi sono affidata a Pavel e ho tenuto gli occhi chiusi per la maggior parte del tempo. Se c’è una cosa che ricordo nitidamente malgrado le varie problematiche è il colore dell’acqua, un azzurro turchese così intenso da sembrare quasi irreale.

Complice la fine di ottobre, l’area attorno al ponte appariva inoltre piuttosto silenziosa. Molte delle attività che in estate attirano visitatori da tutto il Montenegro, tra rafting, zipline e altre esperienze adrenaliniche, erano già chiuse per la stagione. Se da un lato questo contribuiva a creare un’atmosfera un po’ malinconica, dall’altro ci ha permesso di osservare il ponte e il canyon con calma, senza la folla che caratterizza i mesi estivi.

Il Lago Nero e i suoi dintorni

È stata anche l’acqua a farmi innamorare del Parco Nazionale del Durmitor, solo non quella repentina dei fiumi quanto quella placida dei laghi.
Tra i 18 “occhi della montagna”, il più speciale è il più esteso, e anche a questo giro per più di una ragione. Di chi potrei stare parlando se non del Lago Nero?

Il Crno Jezero non deve ovviamente il suo nome al meraviglioso colore cristallino delle sue acque, quanto alle ombre della foresta di abeti circostante che vi si riflettono. Sarebbe persino scorretto definirlo lago al singolare, poiché in realtà sono due laghi (il Veliko jezero – lago grande – e il Malo jezero – lago piccolo) collegati tra loro da una striscia di terra che spesso si prosciuga nella stagione estiva, trasformandoli in due bacini indipendenti. Non meno scenografica è la vetta del monte Međed che fa capolino da dietro le chiome degli alberi.

Ho già menzionato dell’eccezionale siccità di quell’ottobre, e non siamo rimasti sorpresi nel trovarci davanti due laghi ben distinti. Anche se l’acqua era bassissima e non c’era alcun pericolo reale, attraversare a piedi un tratto che normalmente in autunno dovrebbe essere sommerso mi ha lasciato addosso una strana sensazione. Niente a che fare con altri brividini, ben più convinti, che ci ha regalato il sentiero pedonale che ne costeggia tutto il perimetro per circa 3,5 chilometri. Bellissimo e panoramico in molti punti, un tantinello avventuroso tanto da doversi affidare ad una corda in altri. Ma vuoi mettere in confronto alla mandria di cavalli selvatici che ci aveva attraversato la strada proprio mentre stavamo raggiungendo il parco? Addio comfort zone, benvenuta natura selvaggia.

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Le attrazioni di questo angolo di Durmitor non si limitano però al Lago Nero. Una vera sorpresa è stata la Titova Pećina, ovvero la grotta di Tito, un rifugio (che di grotta ha molto poco) nascosto nella foresta dove Josip Broz Tito e il suo Stato Maggiore trovarono riparo nel maggio del 1943. La targa che si incontra lungo il sentiero ricorda come proprio qui venne presa la decisione di rompere l’accerchiamento durante la Battaglia della Sutjeska. Sebbene la targa oggi sia l’unica traccia che ricordi tale avvenimento, nel nostro girovagare per i Balcani (anche) alla ricerca dei luoghi chiave della storia dell’ex Jugoslavia questa è stata un’importante ed inaspettata aggiunta.

Tra tutti i luoghi visitati nel Durmitor, il Lago Nero è probabilmente quello che racchiude meglio l’anima del parco: le montagne sullo sfondo, la foresta che si riflette sull’acqua e un sentiero che invita semplicemente a rallentare. Se le strade panoramiche mi hanno fatto innamorare del Durmitor, il Crno Jezero mi ha fatto venire voglia di restare più a lungo e scoprirne ogni sfumatura.

Informazioni pratiche
A differenza di altre aree del Parco Nazionale del Durmitor, l’accesso alla zona del Lago Nero è a pagamento. Il biglietto varia generalmente tra i 3€ e i 5€ a seconda della stagione e può essere integrato con formule per più giorni. Anche il parcheggio è a pagamento e si trova a circa 700–800 metri dalle rive del lago, raggiungibili con una breve passeggiata immersa nella foresta.
L’ingresso si trova nei pressi di Žabljak, principale base per la visita del parco.
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Dove dormire nel Durmitor: Žabljak

A circa 15 minuti di auto dal Lago Nero, Žabljak è il principale punto di appoggio per esplorare il Parco Nazionale del Durmitor e i suoi dintorni. È una cittadina piccola, essenziale, nata più per la funzione che per l’estetica, ma proprio per questo estremamente pratica.

Qui si concentrano alloggi, ristoranti, un supermercato e servizi utili per organizzare le escursioni nella zona. Non è una destinazione da visitare in senso stretto, quanto piuttosto una base da cui partire ogni giorno verso le montagne, i laghi e il canyon del Tara. Per noi è stato anche un piccolo salto nel passato. Žabljak fu uno dei centri turistici più sviluppati della ex Jugoslavia, e ancora oggi lo si percepisce osservando alcuni grandi hotel abbandonati ai margini della cittadina, scheletri di cemento che raccontano un’epoca diversa.

Nonostante il fascino che ancora oggi hanno, abbiamo preferito una soluzione leggermente fuori il centro abitato e prenotato una delle molte casette in legno immerse nella natura. Una vera chicca, nuova e super accogliente. Ha retto senza problemi alla tempesta che si è scatenata la seconda notte e che a me ha fatto passare parecchie ore sveglia, a differenza del mio compagno di viaggio che dormiva beato.

Che si faccia base a Žabljak o nei suoi immediati dintorni, è evidente quanto l’auto sia praticamente indispensabile per vivere il Durmitor con libertà. Le distanze sono brevi sulla carta, ma le tappe sono sparse e i collegamenti pubblici limitati, soprattutto fuori stagione. Nel nostro caso avere un’auto ci ha permesso non solo di raggiungere il parco dalla capitale Podgorica, ma soprattutto di attraversarlo senza fretta, fermandoci lungo la strada panoramica ogni volta che un punto di vista meritava una sosta, cosa che è successa decisamente più spesso del previsto.

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Per quanto riguarda lo stomaco, mentre per pranzo abbiamo optato per una pekara e qualcosa da mettere sotto i denti al volo, per cena abbiamo mangiato da Restaurant Or’O, uno dei posti migliori del viaggio, tanto da tornarci entrambe le sere. Non è economico rispetto alla media locale, ma qualità e atmosfera lo rendono assolutamente consigliato. Così come altrettanto azzeccata si è rivelata la colazione da Paradiso.

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Cosa vedere nei dintorni: il Lago Piva e gli stećci

Il nostro ingresso nel mondo del Durmitor è passato dal Lago Piva, un lungo bacino artificiale dal colore sorprendentemente intenso. Ci siamo fermati brevemente ad ammirarlo dalla riva, per poi costeggiarlo lungo la strada che da Plužine sale verso le montagne, tra serpentine scavate nella roccia e scorci improvvisi sull’acqua sottostante. In quel momento il lago era già piuttosto basso, ma il contrasto tra il blu dell’acqua e le pareti rocciose rimane comunque uno dei primi paesaggi che si incontrano arrivando in questa zona del Montenegro.

Da lì, la strada ha iniziato a salire verso il Parco Nazionale del Durmitor, lasciandosi alle spalle il lago e aprendo lentamente il panorama sugli altipiani.

Diverso il discorso per gli stećci, le antiche tombe medievali in pietra patrimonio UNESCO, che abbiamo visto sparsi nei dintorni dei Laghi del Diavolo e dei Pescatori, in un’area piuttosto asciutta. Sono siti isolati, immersi nel nulla, e in quel momento il tempo non aiutava: vento fortissimo, cielo chiuso e una sensazione molto netta di essere in uno dei punti più remoti dell’intero viaggio. Se non fosse stato per la seconda mandria di cavalli selvatici, stavolta intravista in lontananza, ci saremmo sentiti come su un paesaggio deserto.

Gli stećci li avevamo incontrati anche in Bosnia-Erzegovina, ma ritrovarli qui, in un contesto così spoglio e ventoso, ha avuto un impatto decisamente diverso.

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