Il Montenegro sta diventando una meta sempre più gettonata, anche perché sempre più facile da raggiungere grazie alle compagnie low cost. I voli diretti dall’Italia atterrano a Podgorica, che pur essendo la capitale non è certo la meta più celebre quando si parla di Crna Gora. La sua è una posizione invidiabile, nell’unica zona pianeggiante del Paese e molto vicina a tutto ciò che invece rende il Montenegro così “appetibile”: il Lago di Scutari si trova ad una mezz’ora, così come la costa. Per i parchi nazionali montani, quello del Durmitor e quello di Biogradska Gora, c’è da fare un po’ più di strada, ma sono distanze piuttosto irrisorie.
Sembrerebbe luogo di passaggio o di appoggio quindi, e poco più. Mi trovo a leggere sempre più spesso, soprattutto sui gruppi social, quesiti che cercano proprio questa specifica risposta:
“Vale la pena visitare Podgorica? Quanto tempo dovrei starci?”
Le risposte sono quasi tutte a senso unico. “Una delle città più brutte che abbia mai visto”, “Non c’è niente”, “Dedicati ad altro”.
Ora, sarebbe una bugia colossale dire che Podgorica sia la città più bella in cui sia stata. Ma spesso si dimenticano, o semplicemente si ignorano, due elementi fondamentali: Podgorica è la capitale del Montenegro solo dal 1945, ovvero dalla fine della seconda guerra mondiale. Quella stessa guerra mondiale che l’ha vista bombardata 70 volte e che ha distrutto (quasi) tutto quello che di antico c’era.
Partendo da qui, posso assicurarti che si guarda tutto con altra prospettiva. E che se si cerca, nemmeno troppo a fondo, qualcosa degno di nota si trova eccome.
Noi a Podgorica abbiamo passato il primo giorno del nostro viaggio itinerante in Montenegro e mi sento di dirti che, dopo aver visto quanto di meglio il Paese offre, non includerla l’avrebbe reso sicuramente incompleto. Scopriamo insieme cosa esplorare in un giorno per decidere con cognizione di causa se merita il tuo tempo (piccolo spoiler: è PIENO di gattini amorosi e già solo per questo è una tappa fondamentale, ecco).



Podgorica, qualche cenno storico per capirla meglio
La storia di Podgorica è molto più movimentata di quanto l’aspetto attuale possa far pensare. L’area era abitata già in epoca romana, come dimostrano i resti dell’antica Doclea poco fuori dal centro. Nel corso dei secoli la città passò sotto il controllo bizantino, serbo e poi ottomano, periodo a cui risale il quartiere di Stara Varoš. Dopo il Congresso di Berlino del 1878 Podgorica entrò ufficialmente nel Principato del Montenegro, ma non ne fu mai la capitale: quel ruolo spettava “di diritto” a Cetinje. Questa città alle porte del Parco nazionale del Lovćen fu infatti per secoli il centro politico e religioso del Paese, residenza dei sovrani montenegrini e sede delle principali istituzioni, al contrario di una Podgorica a lungo sotto il dominio ottomano.
Il vero punto di svolta arrivò durante la Seconda guerra mondiale. Tra il 1941 e il 1944 la città fu bombardata oltre 70 volte, subendo distruzioni quasi totali. Nel 1946, all’interno della Jugoslavia socialista, venne ricostruita secondo criteri urbanistici moderni e ribattezzata Titograd, in onore di Tito. Solo nel 1992 tornò al nome storico di Podgorica e, con l’indipendenza del Montenegro nel 2006, consolidò il suo ruolo di capitale amministrativa del Paese grazie alle sue dimensioni e ad una posizione più favorevole rispetto alla piccola Cetinje, che ancora oggi conserva il titolo di capitale storica.
Capire questa sequenza di eventi aiuta a spiegare perché oggi Podgorica non abbia un centro storico monumentale come altre capitali europee: gran parte del suo passato architettonico è andato perduto, e ciò che si vede è il risultato di ricostruzioni del secondo Novecento.

Cosa vedere a Podgorica in un giorno
Stara Varoš
Il cuore di Podgorica è Stara Varoš, il quartiere che più di ogni altro racconta il passato ottomano della città e che, nonostante le devastazioni della Seconda guerra mondiale, conserva ancora alcuni dei suoi edifici storici più significativi. Tra questi spicca la Torre dell’Orologio (Sahat Kula), costruita nel 1667: è considerata il monumento più antico della capitale e uno dei pochissimi sopravvissuti ai bombardamenti che colpirono Podgorica. Poco distante si trova la Moschea Osmanagić (džamijaOsmanagića), risalente al XVIII secolo, con il suo cortile e il minareto che emergono tra edifici molto più recenti (anche loro parte integrante e fondamentale della scoperta del quartiere), a ricordare la lunga presenza ottomana in quest’area dei Balcani.
Proseguendo verso la confluenza dei fiumi Morača e Ribnica si incontrano i resti della fortezza medievale legata alla figura di Stefan Nemanja. Non si tratta di una cittadella monumentale, ma di tratti di mura e strutture in pietra immerse in un contesto suggestivo: i piccoli ponti che attraversano i fiumi, il verde che incornicia le sponde e, sullo sfondo, la sagoma modernista dell’Hotel Podgorica creano un contrasto interessante tra epoche diverse. È uno di quegli angoli in cui vale la pena fermarsi qualche minuto in più, anche solo per osservare come la storia della città si sia stratificata nel tempo.
A completare la visita, a pochi minuti a piedi, c’è il centro commerciale Gintaš, oggi conosciuto come Mall of Montenegro, dove si sviluppa un grande mercato coperto. Qui l’atmosfera cambia completamente: bancarelle di frutta e verdura, formaggi locali, miele, spezie e prodotti tipici raccontano la dimensione più quotidiana e autentica della città. È il punto in cui la visita culturale si intreccia con la vita reale, e dove è possibile immergersi nella Podgorica più autentica.







Nova Varoš
La parte più moderna e vivace di Podgorica è Nova Varoš, il quartiere sviluppatosi soprattutto nel Novecento e oggi vero centro della vita cittadina. Il punto di riferimento è Piazza della Repubblica (Trg Republike), una piazza circondata da edifici bassi, caffè e ristoranti: qui si concentrano incontri, eventi e la quotidianità della città. Non è monumentale nel senso classico del termine, anzi è forse la piazza “centrale” più “anomala” che abbia mai visitato. Trovandomici in mezzo, nemmeno per un secondo ho avuto la sensazione di essere in uno dei luoghi chiave di una capitale europea. Ma forse proprio questo la rende così emblematica, il luogo dove più di tutti si percepisce il ritmo di Podgorica.
Da qui si raggiunge facilmente il Millennium Bridge, il ponte strallato inaugurato nel 2005 che collega le due sponde della Morača ed che è diventato uno dei simboli contemporanei della capitale. Attraversarlo offre una bella vista sul fiume e sui quartieri circostanti, mentre per apprezzarlo nella sua interezza si può percorrere il parallelo ponte pedonale Movskovki Most. È proprio all’estremità occidentale di quest’ultimo che si concentra una delle zone più interessanti per chi ama la street art. Così come sotto i piloni dei Novi Most, nella zona di Nova Varoš diametralmente opposta. Qui non solo si trovano graffiti e murales, ma anche e soprattutto la libreria Karver, spazio culturale affacciato sul fiume che regala un angolo decisamente inaspettato in un contesto urbano altrimenti molto lineare.





Novi Grad e Kruševac
Tra Novi Grad e Kruševac si concentra la Podgorica più contemporanea, quella che racconta senza filtri il Novecento montenegrino. Il simbolo più evidente è la Cattedrale della Resurrezione di Cristo (Saborni Hram Hristovog Vaskrsenja), consacrata nel 2013 e oggi principale cattedrale ortodossa del Paese. L’esterno richiama modelli bizantini, ma è l’interno a sorprendere davvero: l’oro che regna sovrano è quasi scontato (specialmente se si è stati al Tempio di San Sava a Belgrado), gli affreschi che includono scene e figure legate alla storia recente un po’ meno. Tra le rappresentazioni più discusse c’è quella di Josip Broz Tito collocato all’inferno in compagnia di Marx ed Engels, scelta iconografica che ha attirato l’attenzione dei media internazionali (e che nel mio piccolo ho aggiunto alla mia estemporanea lista di curiosità sul Montenegro) e che dimostra come l’arte sacra vada oltre la semplice decorazione.
Tornando sul lungofiume, sulla sponda opposta Morača rispetto alla Cittadella di Nemanja si incontra il già menzionato Hotel Podgorica, inaugurato nel 1967 e progettato dall’architetta Svetlana Kana Radević. È uno degli esempi più riusciti di modernismo jugoslavo: volumi irregolari, integrazione con il paesaggio fluviale e uso espressivo della pietra locale. A fare da contrappunto verticale c’è la Torre Bemax, grattacielo recente diventato riconoscibile anche per la grande bandiera montenegrina che spesso campeggia sulla facciata, simbolo della Podgorica post-indipendenza. E come dimenticarsi dello Sportski centar Morača, un grande complesso sportivo di fine anni ’70 che rappresenta alla perfezione l’architettura brutalista.



Spostandosi verso Kruševac, si rimane sulla stessa linea d’onda: la sede della Radio e Televisione del Montenegro (RTCG) mostra linee nette, cemento a vista e volumi massicci. Lo stesso vale per Blok 5, quartiere residenziale sviluppato anch’esso negli anni Settanta, noto per i grandi complessi abitativi progettati con attenzione alla funzionalità e agli spazi comuni. È una zona interessante da osservare per capire come la capitale sia stata ripensata nel dopoguerra, che si ami o meno questo tipo di architettura.
All’interno di quest’area si trova anche il Parco Petrović, oggi uno dei principali spazi verdi della città. Il parco occupa l’area dell’ex residenza reale della dinastia Petrović-Njegoš, che guidò il Montenegro fino al 1918. In origine questa zona ospitava la residenza estiva del re Nikola I Petrović, costruita alla fine del XIX secolo. Oggi il parco conserva quell’impianto elegante e ordinato, con ampi viali alberati, prati curati e una disposizione che ricorda più un giardino storico che un semplice spazio verde urbano.
Al suo interno si trovano edifici di grande interesse culturale. Il più importante è il Museo di Arte Contemporanea del Montenegro, ospitato proprio nell’ex residenza reale (nota come Palazzo Petrović). Accanto a lui c’è la cosiddetta Perjanički dom, edificio storico che in passato ospitava la guardia reale e che oggi viene utilizzato per mostre ed eventi temporanei. Nel parco spicca la statua dedicata a Elena del Montenegro (Jelena Petrović), figlia di re Nikola I, che nel 1896 sposò Vittorio Emanuele III diventando regina d’Italia con il nome di Elena di Savoia.
Se Stara Varoš racconta l’anima ottomana e Novi Grad l’eredità socialista, il Parco Petrović è il capitolo monarchico della città, ancora leggibile tra alberi, palazzi e musei.




Il parco Gorica
A pochi minuti dal centro di Podgorica si trova il collina di Gorica, l’altura boscosa che ha dato il nome alla città: “Podgorica” significa infatti letteralmente “ai piedi della Gorica”, dal termine slavo gora (montagna o collina). Il sentiero più semplice per salire parte nei pressi dello stadio cittadino, lo Stadion Pod Goricom, che all’esterno conserva un aspetto essenziale e un sapore d’altri tempi. In pochi minuti si passa dall’urbanistica novecentesca a un’area verde fatta di pini, percorsi sterrati e punti panoramici che cambiano completamente atmosfera.
Sulla collina si incontra quasi subito la piccola Chiesa di San Giorgio (Crkva Svetog Djordja), tra gli edifici religiosi più antichi della città, le cui origini risalgono al Medioevo (anche se l’aspetto attuale è frutto di ricostruzioni successive). Il giardino è curatissimo ed arricchito da diversi ulivi, che con la chiesa formano un quadretto davvero perfetto. Diversissimo da tutto il resto, ti fa sentire come se improvvisamente ti fossi teletrasportato altrove. A far tornare la mente in linea col corpo ci pensa il poco distante sorge il Monumento ai Combattenti Partigiani, inaugurato nel 1957 e dedicato ai partigiani jugoslavi caduti nella Seconda guerra mondiale. Lo spomenik, che occupa la zona più elevata della collina, è completato dal mausoleo che custodisce i resti di 68 di loro.
Il Parco Gorica non è solo un punto panoramico, ma uno spazio vissuto: qui si viene per camminare, correre, prendersi una pausa o semplicemente osservare la città dall’alto. Dopo aver attraversato quartieri moderni, edifici brutalisti e grandi arterie stradali, salire fin qui aiuta a rimettere tutto in prospettiva. È uno di quei luoghi che, più di altri, fanno capire perché anche Podgorica meriti di essere esplorata con un po’ di tempo, mente aperta e tanta curiosità.


Dove mangiare a Podgorica
A differenza del resto dei nostri viaggi in lungo ed in largo per i Balcani, a Podgorica abbiamo toppato alla grande col pranzo. Non ricordo nemmeno il nome del posto in cui abbiamo mangiato il nostro kebab (che poi perchè il kebab???), e anche se me lo ricordassi non te lo consiglierei. Completo buco nell’acqua. Per un pranzo veloce vai sempre sul sicuro ed affidati ad una pekara.
Per quanto riguarda la cena, il discorso cambia totalmente. Stanchi per il tanto camminare, abbiamo optato per un ristorante tipico a poca distanza dal nostro appartamento nel cuore di Stara Varoš. Mai scelta fu più azzeccata. Da Konoba Lanterna, che sorge a pochi passi dalla Torre dell’Orologio, abbiamo mangiato benissimo spendendo il giusto (40€ in due ad ottobre 2022). L’ambiente è molto intimo e piuttosto elegante, ma diversamente da quanto si potrebbe pensare, le porzioni sono da osteria. La mia Karadjordjeva (carne di maiale avvolta con kajmak e fritta) è ad oggi la più grossa che abbia mangiato; ottime le kobasice; i peperoni si sono rivelati incredibilmente digeribili per la sottoscritta (anche quelli ricoperti da altro kajmak, tanto per stare leggeri); l’insalata šopska è un grandissimo classico e come per i peperoni, la cipolla non ha dato per niente noia al mio stomaco. Bo.
Al conto finale è buona prassi aggiungere una mancia, che il cameriere che ti ha amichevolmente servito si aspetta. Un 10% va più che bene se si è pienamente soddisfatti del servizio, per importi si può anche solo arrotondare.

























