Tra le cose che volevo assolutamente vedere a Brno, Villa Tugendhat era in cima alla lista già da molto prima del breve viaggio che mi ha portato nella capitale morava per la terza volta. Un po’ per fare un altro passetto verso il mio obiettivo di visitare tutti i siti patrimonio UNESCO della Repubblica Ceca, un po’ perché ne avevo sempre sentito parlare come di un capolavoro dell’architettura moderna. Sorpresa sorpresa: sì, lo è. E passare dal quartiere di Černá Pole a renderle omaggio è una delle ragioni per visitare Brno.
Ma attenzione, perché mai come in questo caso muoversi in anticipo è fondamentale. Non sperare di presentarti alla biglietteria e acquistare semplicemente l’ingresso. O meglio, mai dire mai, ma le possibilità di successo sono vicinissime allo zero. Gli accessi disponibili, appena 16 per tour guidato, vanno via come il pane. L’unico modo per accaparrarsene uno è monitorare la biglietteria online e fiondarsi a comprarlo non appena viene aperta la data desiderata. Non sai quante volte, prima del 2023, avevo pensato di tornare a Brno… senza mai riuscire a trovare un biglietto.
Sì, può sembrare uno sbattimento (anzi, lo è), ma credimi quando ti dico che ne vale assolutamente la pena: difficilmente ti capiterà di vedere un edificio, e soprattutto degli interni, come quelli di Villa Tugendhat. Per fugare ogni dubbio, vediamo cos’ha di tanto speciale.

Perché Villa Tugendhat è patrimonio UNESCO
Il motivo per cui Villa Tugendhat è oggi riconosciuta come patrimonio UNESCO non è solo estetico. Certo, a colpire per prima è la sua eleganza essenziale, ma ciò che la rende davvero speciale è il ruolo che ha avuto nella storia dell’architettura moderna.
Progettata tra il 1928 e il 1930 dall’architetto Ludwig Mies van der Rohe, la villa rappresenta uno dei primi esempi in Europa (e il primo nell’allora Cecoslovacchia) di abitazione privata costruita con una struttura in acciaio a telaio, che permette di eliminare quasi del tutto i muri portanti e creare ambienti aperti e continui. Grazie a questa soluzione, gli spazi interni risultano fluidi, luminosi e incredibilmente moderni ancora oggi. A questo si aggiunge un uso innovativo dei materiali: grandi superfici vetrate, pareti in onice, legni pregiati e dettagli progettati su misura. Nulla è lasciato al caso, e ogni elemento contribuisce a quell’idea di abitare che, per l’epoca, era rivoluzionaria.
Oltre al mobilio su misura e ai materiali pregiati, la villa era all’avanguardia anche per le soluzioni tecnologiche: tende automatizzate, impianti di riscaldamento e ventilazione progettati per ottimizzare comfort e luce, e sistemi che oggi definiremmo “smart” ante litteram.
Dietro questa visione c’era la famiglia Tugendhat, industriali tessili di origine ebraica di Brno, che commissionarono la villa non solo come abitazione, ma come manifesto della loro apertura alla modernità e all’innovazione europea. Grete Tugendhat in particolare affiancò l’architetto nella realizzazione di questo capolavoro. Purtroppo, lei e il consorte Fritz se la poterono godere appena otto anni: con lo scoppio della guerra furono costretti ad abbandonarla e fuggire.
È questa combinazione di innovazione tecnica, qualità progettuale e visione lungimirante che ha convinto l’UNESCO a inserirla nella lista dei patrimoni dell’umanità nel 2001: non una semplice “bella casa”, ma un vero e proprio simbolo di un’epoca e di un’architettura che ha cambiato per sempre il modo di concepire lo spazio domestico.

La visita guidata della villa
Arrivando nella tranquilla zona residenziale di Černá Pole, Villa Tugendhat si presenta in modo quasi spiazzante. Dal lato strada sembra poco più di una villa qualsiasi: bassa, discreta, quasi anonima. Se non fosse per la fila di persone intorno alla ringhiera – chi in attesa di entrare, chi sperando di trovare un ultimo biglietto miracolosamente disponibile – e per la targa UNESCO incastonata nel pavimento, potresti anche non accorgerti di essere davanti a uno dei capolavori dell’architettura moderna. Di certo non diresti mai che l’edificio che hai davanti ha in realtà 3 piani e che si integra perfettamente al pendio della collina.
Si entra solo con visita guidata, in gruppi piccoli. Io ho scelto il tour in ceco sia per la disponibilità di posti liberi che per la voglia di mettermi alla prova, ma il percorso è così visivo che il parlato fa quasi da contorno. L’ingresso è al piano strada, quello delle camere: qui tutto è estremamente essenziale, quasi ridotto all’osso. Non c’è nulla di superfluo, praticamente nessuna decorazione. Alcuni ambienti possono sembrare quasi spogli, persino un po’ asettici, proprio perché tutto è pensato per lasciare spazio alla luce e alle proporzioni.
Non l’ingresso, però, dove una parete di vetro opalino bianco nasconde la porta principale da sguardi indiscreti, permettendo allo stesso tempo alla luce di filtrare all’interno: a dominare l’ambiente sono il pavimento in travertino italiano e la scalinata che conduce al piano inferiore. Ma non è ancora il momento di scendere: le camere reclamano un po’ dell’attenzione che di solito viene riservata al salotto di sotto.
Due sono le camere dei genitori, che condividono un bagno in comune. Oltre a loro, altre due stanze private, utilizzate come studio da Grete e Fritz. La stanza di Grete è forse la mia preferita di tutta la casa: accogliente e con una vista splendida sul centro di Brno, che condivide con l’ampia terrazza panoramica. I tre figli si dividevano invece due stanze; quando prima parlavo di asettico, mi riferivo soprattutto alla camera di Ernst ed Herbert: ad esclusione di pochissimi dettagli, è tutto bianco.









Da questo livello si scende al piano inferiore attraverso la scalinata, anch’essa in travertino come l’ingresso. Ed è qui che la casa cambia completamente registro. Lo spazio si apre in un unico grande ambiente continuo: soggiorno, sala da pranzo, zona relax, tutto senza vere separazioni. Le pareti portanti praticamente spariscono grazie alla struttura in acciaio, e quello che resta è una sequenza fluida di spazi, completata da un elegante giardino d’inverno che si integra perfettamente con il resto.
Prima di incontrare questo angolo verde, si attraversa una parete vetrata retroilluminata che introduce la sala della musica. Qui, oltre al pianoforte, si nota un piccolo ambiente nascosto nella parete, dove si trovava il proiettore. Ma è un altro elemento a catturare davvero l’attenzione: la parete in onice, un blocco di pietra proveniente dal Marocco che, con la luce del sole, cambia colore e diventa quasi traslucido. Poco più in là, le enormi vetrate che affacciano sul giardino e sulla città: due di queste possono scomparire completamente nel pavimento grazie a un sistema elettrico, arrivando quasi a eliminare il confine tra interno ed esterno.
Le poltrone e gli sgabelli del salotto sono tra i pezzi di arredo più iconici di Villa Tugendhat, così come la chaise-longue color rubino. E poi c’è la vista: da qui Brno si apre completamente davanti agli occhi, con lo Špilberk ben visibile. Non è solo uno sfondo, ma parte integrante della casa, come se fosse stato incorniciato di proposito dalle vetrate.





La zona pranzo è delimitata da una parete divisoria arrotondata impiallacciata in ebano di Macassar, che avvolge un ampio tavolo da pranzo, vero protagonista dello spazio. Dello stesso colore della parete, può essere utilizzato in tre diverse dimensioni, aggiungendo o rimuovendo singoli segmenti.
Altro ambiente quasi totalmente bianco e asettico è la cucina, situata al confine tra la zona residenziale e quella di servizio. Le pareti sono rivestite fino al soffitto con piastrelle di terracotta bianca, mentre il pavimento è in ceramica, anch’esso bianco. L’effetto complessivo è estremamente essenziale, in linea con il resto della casa.
Scendendo ancora, esiste un livello inferiore dedicato agli ambienti tecnici, visitabile solo con tour specifici, dove si trovano gli impianti che rendevano la casa così avanzata per l’epoca. Ma è tornando verso l’esterno che si coglie un altro aspetto fondamentale del progetto: il rapporto con il giardino. Anche questo non è uno spazio accessorio, ma parte integrante della villa. Progettato per dialogare con gli interni, accompagna lo sguardo verso Brno e amplifica quella sensazione di apertura che caratterizza tutta la casa.



Arredi, materiali ed innovazioni
Una delle cose che colpiscono di più durante la visita è quanto tutto, dentro Villa Tugendhat, sia stato pensato come un sistema coerente. Gli arredi non sono semplicemente “di design”: molti sono stati progettati appositamente da Ludwig Mies van der Rohe e sono ancora oggi prodotti e venduti come icone del design moderno.
Oltre a questo, c’è un’attenzione quasi maniacale per i materiali. Non si tratta solo di materiali pregiati, ma di una selezione estremamente ricercata: onice proveniente dal Marocco, legni esotici come l’ebano Makassar, travertino italiano e altre superfici naturali scelte per le loro venature e per il modo in cui reagiscono alla luce. In una casa volutamente priva di decorazioni, sono proprio loro a definire l’estetica.
Oltre all’estetica, però, la villa era all’avanguardia anche per le soluzioni tecnologiche: tende automatizzate, impianti di riscaldamento e ventilazione integrati, grandi vetrate completamente retrattili azionabili elettricamente, e una serie di accorgimenti che oggi diamo per scontati ma che allora erano tutt’altro che comuni.
Parliamo di elementi come il frigorifero, il bidet, la lavatrice, interruttori ben distribuiti per l’illuminazione e comandi per gestire schermature e luce: dettagli apparentemente banali, ma che negli anni ’30 raccontavano un’idea di casa estremamente moderna e funzionale. Tutto questo fu possibile grazie a un budget praticamente illimitato, che permise di realizzare ogni scelta senza compromessi.




Informazioni pratiche per visitare Villa Tugendhat
Raggiungere Villa Tugendhat è piuttosto semplice: si trova nel quartiere di Černá Pole in via Černopolní, a circa 20 minuti a piedi dal centro di Brno. Se per qualsiasi ragione preferisci non camminare, la si può raggiungere con i mezzi pubblici. La centralissima fermata Česká è collegata con i tram 3/5/9 alla fermata Dětská nemocnice, o in alternativa il bus 67 collega Moravské náměstí alla Schodová. Scegliendo la seconda opzione, se il tempo a disposizione lo permette, puoi approfittarne per visitare anche Villa Löw-Beer, la residenza dei genitori di Grete Tugendhat.
La parte più complicata, però, non è arrivarci ma riuscire a entrare. I biglietti per la visita degli interni sono limitati e vanno acquistati con largo anticipo (idealmente almeno due o tre mesi) tramite il sito ufficiale. Attenzione anche a un dettaglio che può trarre in inganno: spesso si trovano disponibilità, ma si tratta solo dell’accesso ai giardini, che permette di vedere la villa dall’esterno. La visita completa degli interni è un’altra cosa, e i posti per quella finiscono molto velocemente.
Si può scegliere, almeno sulla carta, tra il tour base o il tour completo. Sul calendario vengono segnalate sia le date disponibili nei mesi successivi sia il giorno in cui verranno messi in vendita i biglietti per una determinata visita (di solito circa 90 giorni prima). Il consiglio è quindi di monitorare con attenzione la data che ti interessa e acquistare il biglietto appena disponibile.
Se hai in programma di fermarti in città, può valere la pena dare un’occhiata anche al Brno Pass, che include diverse attrazioni e può semplificare un po’ l’organizzazione, anche se non garantisce automaticamente l’accesso alla villa. Il biglietto è infatti incluso, ma può essere prenotato solo con 7 giorni di anticipo e previa disponibilità: considerando quanto detto sopra, può rivelarsi una scelta piuttosto rischiosa.
Vale quindi la pena organizzarsi con così tanto anticipo e, diciamolo, anche un po’ di pazienza?
Sì, senza alcun dubbio. Perché Villa Tugendhat non è solo qualcosa da vedere, ma un’esperienza che resta, e che difficilmente troverai altrove.













































