Nonostante la località più visitata sia Budva, sono convinta che, nel pianificare un itinerario in Montenegro, la prima destinazione che venga in mente siano le Bocche di Cattaro. E non potrebbe essere altrimenti. Perché va bene la movida non-stop, va bene il buon cibo, va bene anche il tramonto da fiaba sul Mediterraneo, ma trovarsi al cospetto del (non) fiordo più a sud d’Europa toglie davvero il fiato. Soprattutto arrivando, ed è il percorso che ti consiglio, da Cetinje e dal Parco Nazionale del Monte Lovćen.
Ora, la strada toglie il respiro per più di una ragione. Le serpentine di Kotor sono considerate tra le strade panoramiche più belle d’Europa, con i loro circa 25 tornanti stretti che, in pochi chilometri, superano un dislivello di quasi 1000 metri. Non è proprio una passeggiata guidarci, soprattutto con il traffico estivo, ma è impossibile restare indifferenti: curva dopo curva, la baia si apre sempre di più davanti agli occhi e ti fa innamorare all’istante. Scorci così belli che mi sono decisa a sfidare la mia (purtroppo sempre più crescente) paura del vuoto e delle altezze, cercando di godermi la vista almeno quanto l’autista designato, che con i suoi “wow” continui non aiutava esattamente a calmare i nervi.
Per fortuna avevo già visto la baia dall’alto la sera prima, durante un tramonto incredibile lungo la discesa dalle più “tranquille” serpentine di Njeguši, e poi di nuovo la mattina, fermandomi nei vari punti panoramici lungo il percorso. Dopo questa premessa un po’ da cardiopalma, ti va di scoprire insieme cosa rende le Bocche di Cattaro uno dei luoghi più indimenticabili del Montenegro?


Cosa sono le Bocche di Cattaro e cosa le rende così uniche
Spiegare in breve perché le Bocche di Cattaro (Boka Kotorska nella lingua locale) siano un luogo tanto unico non è proprio semplice. A partire dalla loro stessa conformazione. Non sono solo una baia, ma un intreccio di insenature che si spingono nell’entroterra per chilometri, creando un paesaggio sorprendente in cui il mare sembra quasi perdersi tra le montagne. Non a caso, l’intera area è stata riconosciuta come primo sito Patrimonio UNESCO del Montenegro nel 1979, proprio per il suo equilibrio unico tra natura e storia.
Spesso vengono chiamate il fiordo più a sud d’Europa, ma in realtà non lo sono: i fiordi nascono dai ghiacciai, mentre qui ci troviamo davanti a una ria, ovvero una valle fluviale sommersa. Un dettaglio geografico che può sembrare tecnico, ma che in realtà aiuta a capire la loro unicità: un luogo che ha l’aspetto severo del nord Europa, ma la luce, i colori e il ritmo del Mediterraneo.
Circondata da rilievi che superano i 1500 metri, la baia forma uno dei porti naturali più grandi e protetti del Mediterraneo, un vero rifugio che nei secoli ha favorito lo sviluppo di città e commerci. Qui, infatti, il paesaggio non è solo sfondo, ma parte integrante della storia: borghi, chiese e palazzi sembrano incastonati tra roccia e mare, dando vita a un equilibrio raro tra natura e presenza umana. In particolare Kotor e Perast raccontano secoli di storia in cui mare e terra hanno sempre convissuto. Sì, lo so, le Bocche di Cattaro non sono solo loro. Ci sono Tivat (dove però non siamo stati) e, soprattutto, c’è anche Herceg Novi. Ma ha un’anima così diversa che merita un racconto tutto suo.
La regione ha attraversato secoli di dominazioni diverse, dall’Impero Bizantino alla Repubblica di Venezia, fino all’Impero austro-ungarico, e questa stratificazione si riflette non solo nell’architettura, ma anche nelle tradizioni e nelle influenze religiose. Dopo il devastante terremoto del 1979, l’intera area fu inserita tra i siti UNESCO in pericolo e successivamente restaurata con grande attenzione. Oggi, però, le minacce sono di natura diversa: la pressione del turismo di massa, visibile soprattutto nel traffico di grandi navi lungo lo stretto di Verige, mette alla prova un equilibrio tanto affascinante quanto delicato.

Cosa vedere alle Bocche di Cattaro
Kotor, la città dei gatti
Raggiungere Kotor (Cattaro in italiano) è già di per sé un’esperienza nell’esperienza. Vorrei aggiungere un’ulteriore postilla prima di passare a descrivere cosa rende questa piccola città stretta tra mare e montagna un gioiello di rara bellezza. Se puoi, visitala in bassa stagione. So che è un consiglio scontato e valido un po’ per qualsiasi meta turistica, ma quella di Kotor è davvero una situazione particolare: destinazione tra le più gettonate nei Balcani, ha pochissimo spazio fisico per ospitare le orde di turisti che arrivano da terra ma soprattutto da mare. Già, perché quasi ogni crociera nel Mediterraneo sponda adriatica la include nel proprio itinerario. Quindi bus + auto + enormi navi che scaricano per poche ore centinaia di crocieristi = come te la godi Cattaro?
Visitandola ad inizio novembre (del 2022, ndr), noi abbiamo trovato un clima splendido e non tanta gente in giro. Abbiamo anche avuto la fortuna di non beccare nessuna nave, sia ferma in porto che in attesa di far sbarcare i passeggeri, e ce la siamo assaporata con tutta la calma del mondo. Forse ci sarà qualche negozio (o il Museo dei Gatti, sigh) chiuso, ma è davvero così importante? Preparati comunque a prezzi più alti della media, non solo a Kotor ma anche nelle località limitrofe e in zona Budva / Sveti Stefan. Poco danno in confronto a ciò che stanno facendo all’ambiente i colossi del mare con il loro turismo di massa mordi e fuggi.

Cosa vedere a Kotor
Avvolta nel suo fascino medievale senza tempo, Kotor può fregiarsi di un doppio titolo UNESCO. È nel cuore delle Bocche di Cattaro, sito protetto dal 1979, e dal 2017 condivide con altre località italiane e croate quello per le “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo”.
La città, insieme all’intera regione, rimase infatti sotto il controllo della Repubblica di Venezia per oltre tre secoli, dal 1420 al 1797. Questa lunga dominazione è ancora oggi evidente soprattutto nella sua imponente cinta muraria. Imponente quanto necessaria. Situata in una posizione strategica, tra i porti naturali più importanti del Mediterraneo, Kotor era spesso esposta agli attacchi di nemici, in particolare Ottomani e pirati. Per questo venne dotata di un sistema difensivo straordinario: mura lunghe circa 4,5 chilometri, spesse fino a 5 metri e alte in alcuni punti fino a 20, ancora oggi in gran parte percorribili. Non è solo una muraglia, ma di un complesso sistema di torri, bastioni e fortificazioni che risale fino alla fortezza di San Giovanni, arroccata sulla montagna sopra la città e affacciata sulla baia. Un’opera tanto possente ebbe però un costo enorme per Venezia, tanto che ancora oggi si usa dire “mi costi come i muri di Cattaro” per indicare qualcosa di particolarmente caro.
Vorrei poterti descrivere il percorso che da 0 metri sul livello del mare, ovvero dalla chiesa Collegiata di Santa Maria, comincia a salire ripido passando per la chiesa di Nostra Signora del Rimedio e concludersi alla fortezza di San Giovanni, a circa 280 metri di altezza. Un percorso che per i più allenati (e coraggiosi, aggiungerei) può proseguire fino ad allacciarsi alla P1, ancora più in alto della serpentina di Kotor. Vorrei, ma dovrai accontentarti di uno scatto dal basso, perché pigrizia ed una grossa dose di fifa hanno avuto la meglio. Non l’ho vista però come un’occasione persa, perché camminare sui bastioni e passeggiare sulle mura è “bastato” a rendere la visita a Cattaro qualcosa di eccezionale. E poi sulla montagna mica ci sono i 103492 gattini che sbucano da ogni vicolo!

Il nomignolo di “città dei gatti” è davvero azzeccato ed è un vero paradiso per chi, come me, ne è quasi dipendente. Come potrebbe indicare la presenza di un museo dedicato, che come dicevo abbiamo trovato tristemente chiuso, i felini sono i veri padroni di Kotor. Tantissimi ed ovunque, da far quasi impallidire quella che considero la “capitale dei gatti” per eccellenza, Atene (non sono ancora stata ad Istanbul però). Sembra che nessuno o quasi abbia un gatto “proprio”, ma che l’intera comunità se ne prenda cura insieme; e nel frattempo permette a chi si aggira da ospite tra i vicoli del centro storico di non risparmiargli qualche coccola! Si può unire il dilettevole al dilettevole, grazie alla ricchezza di monumenti racchiusi nella Città Vecchia.
Perdersi tra i suoi vicoli è stata la mia attività preferita, ma non posso negare di essere rimasta senza fiato dalle apparizioni quasi improvvise di costruzioni che sembrano troppo imponenti per stare in spazi tanto stretti. Penso alla splendida Cattedrale di San Trifone, un mix di stili romanico e bizantino consacrata nel 1166 e ricostruita a più riprese dopo i devastanti terremoti che hanno colpito la zona. Oppure alla Chiesa ortodossa di San Nicola, le cui cupole si possono ammirare molto bene passeggiando sul tratto nord delle mura. In cima alla mia lista c’è la più piccolina, quella che sembra a misura della città, ovvero la piccola Chiesa di San Luca. Ma cercando senza nemmeno sforzarsi troppo se ne trovano molti altri di edifici sacri.









Passeggiando nel centro storico di Kotor, si incontrano anche numerosi palazzi nobiliari che raccontano il lungo dominio della Repubblica di Venezia. Tra il XV e il XVIII secolo, le famiglie più influenti costruirono eleganti residenze in pietra, spesso decorate con stemmi araldici sopra i portali. Tra i più rappresentativi ci sono il Palazzo Pima, raffinato esempio barocco, il Palazzo Grgurina, oggi sede del Museo Marittimo, e il Palazzo Drago, tra i più antichi e legato alla cattedrale di San Trifone. Non mancano anche il Palazzo Bizanti e il Palazzo Beskuća, riconoscibile per il suo elaborato stemma gotico. Più che monumenti isolati, questi edifici fanno parte di un tessuto urbano compatto al pari delle sue chiese e delle sue numerosissime piazzette: è proprio questa continuità architettonica a rendere Cattaro così affascinante.
A proposito di piazze, sarà la più grande e la più frequentata, ma il fascino di Piazza d’Armi e della sua torre dell’orologio ha pochi eguali per me. Ed ha anche qualcosa di “moderno” che la contraddistingue dal resto della Stari Grad: Porta del Mare. Vrata od More è la porta d’ingresso principale e sorge, come dice il nome, proprio sul lungomare. Le sue origini sono veneziane (XVI secolo), ma gli elementi di spicco sono stati aggiunti successivamente, trasformandola in un vero e proprio memoriale – spomenik. Partendo dall’alto, troviamo lo stemma della Jugoslavia con al centro una data, 29-XI-1943, che indica la 2º sessione dell’AVNOJ a Jajce che ha visto di fatto la nascita della SFRJ. Appena sotto, la famosa frase “Tuđe nećemo svoje ne damo” (Ciò che appartiene agli altri non lo vogliamo, ma ciò che è nostro non lo diamo) pronunciata da Tito. Infine, un pannello in pietra con una data ed una stella: 21-XI-1944 è il giorno in cui Kotor fu liberata dalle forze partigiane jugoslave.
Medioevo, architettura bizantina e veneziana, storia contemporanea, gatti, patrimonio UNESCO. Un gioiello da scoprire a piedi, senza fretta. La fama di Kotor è assolutamente meritata e, turismo di massa o meno, è senza dubbio una tappa imperdibile del Montenegro.










Perast, eleganza veneziana sul mare
Se Kotor è un mix di stili che raccontano perfettamente la sua storia, lo stesso si può dire della vicina Perast, splendida incarnazione dell’architettura veneziana.
Ammetto di non aver fatto “i compiti” come avrei dovuto prima della partenza. Questa pittoresca cittadina di circa 400 abitanti era finita nell’itinerario “solo” per la combo Chiesa della Madonna dello Scalpello + alloggi dai prezzi più convenienti e dal parcheggio più facile (che poi mica tanto) rispetto a Cattaro. Eppure con la sua eleganza ci ha davvero conquistato.
Nonostante le dimensioni ridotte, tra il XVII e il XVIII secolo Perast fu un importante centro marittimo sotto la Repubblica di Venezia, e ancora oggi questo passato si riflette nei suoi palazzi in pietra affacciati sull’acqua. Tra gli edifici più significativi spicca il Palazzo Bujović, oggi sede del Museo Civico, che racconta la storia navale e la vita delle famiglie locali. Passeggiando lungo l’unica strada che attraversa il borgo si incontrano anche numerose chiese, tra cui la chiesa di San Nicola, con il suo campanile da cui (si dice) si possa godere di una delle viste più belle sulla baia.
A differenza di Kotor, qui non ci sono mura né grandi attrazioni da “visitare”: il vero fascino di Perast sta nei dettagli, nella luce che si riflette sull’acqua e nelle facciate dei palazzi che cambiano colore durante la giornata. Per questo mi sono sentita davvero molto fortunata nella scelta dell’alloggio: da uno dei vicoli che si snoda dal lungomare e che si inerpica con una lunga scalinata sul fianco della collina (con le valigie è stata una bella faticata), la nostra camera aveva un’ampia finestra quasi a tutta parete ed un terrazzino esterno in pietra dal quale godersi un panorama da togliere il fiato. Quella kotorska krempita che ci siamo pappati a colazione (una variante locale simile alla Torta di Bled) non ce la dimenticheremo più, e non solo per la pesantezza della crema!!









Perast ha anche una serie di piattaforme e accessi al mare dove fermarsi per un bagno veloce, soprattutto nei mesi più caldi. E poi ci sono loro: i barcaioli. Basta anche solo avvicinarsi al lungomare perché qualcuno provi a convincerti a salire sulla propria barca per raggiungere l’isola della Chiesa della Madonna dello Scalpello. I prezzi sono generalmente simili, ma il “corteggiamento” (nel nostro caso un “prezzo di favore” grazie a Pavel perché i cechi sono amici dei montenegrini) è parte dell’esperienza. Ne ho parlato meglio di ritorno dal viaggio nel post con le mie impressioni sul Montenegro.
La Chiesa della Madonna dello Scalpello
Consiglio spassionato: anche se i barcaioli possono essere irritanti, cedi. Ok, forse spenderai qualche euro in più, ma non si può venire a Perast e non visitare uno dei luoghi più iconici delle Bocche: la Chiesa della Madonna dello Scalpello (Crkva Gospa od Škrpjela).
Secondo leggenda, l’isola nacque nel 1452, quando alcuni marinai trovarono un’icona della Madonna su uno scoglio e decisero di costruire lì una chiesa. Nel tempo, gli abitanti contribuirono ad ampliare l’isolotto affondando vecchie navi e gettando pietre, dando vita a quella che oggi è una vera e propria isola artificiale. Ancora oggi questa tradizione locale viene celebrata ogni anno con la Fašinada, durante la quale le barche locali depositano nuove pietre intorno all’isola.
L’attuale chiesa risale al XVII secolo e al suo interno custodisce numerose opere d’arte, tra cui spiccano i dipinti del pittore locale Tripo Kokolja. Come non farsi poi abbagliare dalle placche argentate che riflettono magnificamente la luce esterna che penetra dalle finestrelle. Ciò che la rende indimenticabile è il colpo d’occhio dall’esterno, sia arrivando con la barca che ammirandola a pochi metri di distanza sull’isola: una piccola chiesa sospesa sull’acqua, perfettamente inserita nel paesaggio della baia.
A pochi metri di distanza si trova un’altra isoletta: quella di San Giorgio (Sveti Đorđe). A differenza della prima, non è artificiale ma naturale, ed è completamente occupata da un monastero benedettino e da un antico cimitero. Proprio per questo non è visitabile, e rimane avvolta in un’atmosfera più silenziosa e misteriosa, quasi in contrasto con la vivacità dell’isola “vicina di casa”. Le due, così diverse tra loro, sono diventate uno dei simboli più iconici delle Bocche di Cattaro.




Risan, tracce romane e buon cibo
Ci è capitato quasi per caso di finire a Risan, dopo aver capito che a Perast trovare qualcosa di semplice ed economico per cena non è proprio semplice in bassa stagione. Ci siamo ritrovati in una cittadina più grande e più vissuta, con ritmi più locali e meno costruiti per il turismo. E Konoba Krivokapić, lungo la pittoresta Ulica Gabela, si è rivelata tutto ciò che speravamo di trovare.
Dal punto di vista storico, però, Risan ha radici antichissime: fu un importante centro illirico (l’antica Rhizon) e successivamente romano. La sua principale attrazione oggi sono i mosaici romani, uno dei pochissimi esempi che si trovano in Montenegro, conservati all’interno dei resti di una villa patrizia. Siamo tornati il giorno dopo proprio per visitarli. Voglio essere onesta: se arrivi dall’Italia, dove siti archeologici e mosaici sono ovunque e spesso spettacolari, il confronto è inevitabile.
I mosaici romani di Risan sono interessanti dal punto di vista storico, con motivi geometrici e la famosa rappresentazione del dio Hypnos, ma la visita è piuttosto breve e il costo del biglietto può sembrare elevato rispetto a ciò che si vede (o se confrontato con l’ingresso ad altri siti come Stari Bar). Il “gioco”, almeno per noi, non è valso completamente la candela. Non è una tappa imprescindibile come Kotor o Perast, ma può avere senso se sei già in zona e vuoi aggiungere un tassello storico diverso al tuo itinerario. Noi l’abbiamo vissuta come una deviazione interessante, ma non fondamentale.
















































