Cosa vedere a Bordeaux: torri, musei, mercati e altri luoghi da non perdere

È bastato scendere dal Flixbus che da Tolosa ci ha portato a Bordeaux per rendersi subito conto della sostanziale differenza tra le due, almeno ad una prima impressione. La cosa buffa è che, nonostante abbia circa la metà degli abitanti di Tolosa, Bordeaux mi è sembrata decisamente più grande. Una sensazione che ci ha accompagnato per tutti e tre i giorni di viaggio. Esempio banale: la fermata del nostro bus si trova nei pressi della Gare St Jean, che pensavo (erroneamente) fosse a poca distanza dal centro storico. Abbiamo dovuto camminare parecchio prima di trovarci al cospetto del Ponte di Pietra e ancora di più per raggiungere il nostro alloggio nel cuore del quartiere della Bastide.

Lezione servita per capire fin da subito subito che i mezzi pubblici sarebbero diventati i nostri amici più fidati, e non parlo solo dell’efficacissima e capillare rete dei tram: gli attraversamenti in battello tra la rive gauche e la rive droite della Garonna sono tra le esperienze più autentiche (e divertenti, grazie chi lavora a bordo) che abbiamo fatto a Bordeaux. A proposito di incontri autentici, come non menzionare durante la lunga camminata dalla stazione verso il centro quello col Marché des Capucins, mecca gastronomica che sorprende per varietà, vivacità e freschezza dei prodotti.
Ma ogni cosa a suo tempo.

Perché Bordeaux è grande, ha un centro molto esteso e tanti punti di interesse anche piuttosto lontani tra loro. Per non lasciare indietro nulla, ho deciso di dividere l’articolo in paragrafi a tema scegliendo quelle esperienze che più delle altre ci hanno fatto apprezzare la città. Corredandoli di tante foto che, al solito, dicono più di mille parole.

Cosa vedere a Bordeaux in tre giorni (scarsi)

Le sue torri e le sue porte

Il centro storico di Bordeaux è un vero e proprio labirinto di vicoli medievali nel quale, sinceramente, ho avuto non poche difficoltà ad orientarmi. Nonostante i quasi tre giorni pieni trascorsi in città, non riuscivo a trovare abbastanza punti di riferimento per capire dove si trovasse una bottega o un ristorante rispetto a dove eravamo. Incluso l’ultimo pomeriggio, passato a spremersi le meningi per ritrovare il negozio che vendeva quell’adorabile spilletta a forma di cannelé che avevo adocchiato già all’arrivo.

Se però i vicoli non mi concedevano tregua, per fortuna potevo fare affidamento su un “espediente” architettonico: le torri di Bordeaux. In realtà due di queste non erano semplici torri, ma vere e proprie porte d’accesso alla città medievale. Sto parlando di Porte Cailhau e della porta/campanile che prende appunto il nome dalla sua possente campana, ovvero la Grosse Cloche. Entrambe con un fascino senza tempo, regolavano l’ingresso alla “parte nobile” della città dal lato del fiume e da quello sud.

Purtroppo ho scoperto solo a posteriori che la Grosse Cloche è visitabile su appuntamento, e mi sarebbe piaciuto eccome esplorarla con la guida, soprattutto dopo aver letto che fu utilizzata anche come prigione e che i sotterranei sono aperti al pubblico. Si tratta di uno dei campanili più antichi di Francia ed è tra i pochi supersiti del sistema difensivo medievale. Dall’aspetto e dall’architettura inconfondibili, la sua sagoma sbuca tra i vicoli quasi come fosse un miraggio. A fare il resto c’è Armande-Louise, la “grossa campana” che si riserva di suonare appena 6 volte l’anno.

Porte Cailhau separa la suggestiva Place du Palais dal lungofiume Quai Richelieu. Il suo interno è stato trasformato in un piccolo museo, grazie al quale  si può scoprire in maniera interattiva (e piuttosto divertente) di più sulla sua storia e sul ruolo che ha avuto per la città. Benché non sia una torre molto alta, la ciliegina sulla torta rimane l’ultimo piano, con una bella vista sulla Garonna, il Ponte di Pietra ed i tetti di Bordeaux.

Ma se è una torre slanciata, magari sormontata da possenti guglie gotiche, quello che stai cercando, tranquillo che ce n’è anche per te.
La primissima che abbiamo incontrato nel nostro pellegrinaggio dalla stazione verso il centro è stata la Flèche Saint-Michel, nientemeno che la seconda torre più alta di Francia. Anche in questo caso il campanile è separato dalla basilica, proprio come accade per la cattedrale di Sant’Andrea e la Torre Pey Berland. Ad unirli però è la storia un po’ macabra: l’area su cui sorgono nascondeva una fossa comune dalla quale furono riesumate centinaia di mummie, tra cui una settantina esposte al pubblico all’interno della cripta fino agli anni ’90. Oggi si ricordano attraverso una mostra interattiva, peccato l’aver trovato chiuso per massicci lavori di restauro l’intero complesso. Pare che la vista dalla cima della Flèche sia indescrivibile.

Fortuna che lo è anche da quella della Torre Pey Berland, campanile della cattedrale di Sant’Andrea che vide la luce nel 1440 con lo scopo di accogliere la campana maggiore. È la vera terrazza su Bordeaux, anche se non è esattamente una passeggiata di salute scalare i suoi 229 gradini. Ne vale la pena però, eccome. Ricordati di prenotare la visita online (anche se, come noi, sei in possesso del Bordeaux City Pass), è l’unico modo per accedere e coloro che si occupano degli ingressi sono piuttosto rigidi in proposito.

Ricapitolando: dopo un paio di giorni di “assestamento”, senza nemmeno accorgermene, avevo smesso di cercare di orientarmi con le vie e avevo iniziato a farlo con le torri. Se vedevo spuntare la Grosse Cloche, sapevo più o meno dove mi trovavo. Se all’orizzonte compariva Pey Berland, significava che la cattedrale ed il municipio erano ormai vicini. Per me sono state dei veri salvavita, letteralmente.

La Bordeaux delle piazze e degli specchi d’acqua

A differenza di Tolosa, Bordeaux non ha una piazza centrale “classica”. È vero, su Place Pey Berland si affacciano sia il Municipio che la Cattedrale di Saint-André, ma il duomo cittadino ne occupa una grossa fetta piuttosto che limitarsi a fare da sfondo agli edifici circostanti.

Indicherei invece come cuore pulsante della città Place de la Bourse, probabilmente il luogo da cui la maggior parte dei visitatori inizia la scoperta di Bordeaux. Elegantissima nel suo stile neoclassico francese, rappresentò una vera e propria rottura con il passato medievale della città e la sua apertura verso il mondo esterno, verso la Garonna. Inaugurata nel 1749, cambiò nome più volte seguendo le vicende storiche della Francia, fino ad assumere quello attuale esattamente un secolo dopo. Poco tempo più tardi arrivò anche la Fontana delle Tre Grazie. Come se i maestosi palazzi che vi si affacciano, tra cui la Camera di Commercio e dell’Industria e il Museo Nazionale delle Dogane, non fossero già abbastanza, la riqualificazione del 2006 ha aggiunto un elemento che l’ha resa famosa in tutto il mondo: il Miroir d’Eau.

Il Miroir d’Eau è un’immensa lastra di granito ricoperta da appena due centimetri d’acqua su cui si riflette l’intera piazza, creando un gioco di specchi davvero suggestivo. Ovviamente durante la nostra visita non ha quasi mai smesso di tirare vento e quel tanto agognato scatto da cartolina non siamo proprio riusciti a portarlo a casa. Ma non sarebbe stata solo la natura a mettersi di traverso: i bambini si divertono a sguazzarci dentro, i cani a rincorrersi tra gli spruzzi, i passanti si tolgono le scarpe per camminare a piedi nudi nell’acqua. Abbiamo beccato anche un surfista!! È un luogo vissuto, non un semplice fondale da fotografare. Insieme al Port de la Lune e a oltre 350 edifici storici, dal 2007 fa parte del patrimonio mondiale UNESCO.

Lo spazio aperto più grande di Bordeaux si trova sempre lungo la Garonna, ma un po’ più a nord. Place des Quinconces è infatti una delle piazze più estese d’Europa. Quando siamo arrivati noi era completamente occupata dalle attrazioni del luna park e da una marea di bancarelle, tanto che quasi sembrava una città nella città. Da quello che ho letto, però, è piuttosto normale trovarla animata da fiere ed eventi. In ogni caso si possono ammirare senza problemi le due colonne rostrali sul lato est e, soprattutto, il Monumento ai Girondini. Confesso che, leggendone il nome, l’avevo immediatamente associato alla squadra di calcio. E invece non c’entra una mazza!

Personalmente, però, gli spazi che mi sono rimasti davvero nel cuore sono altri. Se dovessi scegliere una piazza di Bordeaux, probabilmente tirerei a sorte tra quelle che compaiono quasi all’improvviso passeggiando senza una meta precisa tra i vicoli del centro storico.

Place du Palais, con i suoi alberi e i tavolini sempre affollati all’ombra della Porte Cailhau.
Place Saint-Pierre, raccolta ed elegante, circondata da splendidi palazzi interrotti soltanto dalla medievale chiesa omonima.
Place du Parlement, dominata dalla bella fontana neobarocca e da un susseguirsi di edifici signorili.
Place de la Comédie, sorvegliata dall’occhio vigile del meraviglioso Gran Teatro dell’Opéra.
E infine Place Camille Jullian, piena zeppa di ristorantini e angolini molto “francesi”, impreziosita da una chiesa sconsacrata trasformata in cinema-caffè e da una colonna romana che spunta quasi all’improvviso nel mezzo della piazza.

I musei da non perdere

Bordeaux ha musei per tutti i gusti, ma non dovrebbe stupire che il più visitato sia quello dedicato al prodotto principe di queste zone: il vino.
La Cité du Vin sorge lungo il corso della Garonna, piuttosto a nord rispetto al centro della città, ed è unico al mondo nel suo genere. Anche per la sua forma ed il suo colore, decisamente inusuali. La prima molto fluida, a ricordare sì il sinuoso movimento del vino nel bicchiere, ma anche lo scorrere del fiume o le forme contorte di un tralcio di vite. Il secondo invece un mix di oro, grigio e trasparenze, a ricordare la pietra dei palazzi di Bordeaux ma soprattutto i riflessi della Garonna.

Lavorando ormai da (troppi) anni io stessa nel mondo del vino, non potevo davvero sottrarmi. E sì, è grandioso al suo interno tanto quanto lo è all’esterno e riesce a spiegare in modo semplice e spesso interattivo i principali aspetti della produzione e della cultura del vino anche a chi ne sa poco. Ho apprezzato tantissimo la parte sensoriale, con una serie di cloche sotto le quali si trovavano le cose più disparate, un perfetto parco di profumi e sapori che si possono ritrovare in un bicchiere. La Galleria delle Civiltà, con la sua ventina di aree tematiche, ripercorre la storia del vino. Simpatico anche lo schermo su cui saltare per “schiacciare” l’uva coi piedi, gettonatissimo. Per chi la vendemmia e tutto il resto lo fa davvero (leggi la sottoscritta) forse è tutto un po’ troppo romanzato, ma ci sta. Bellissima anche la vista dall’alto della torre sorseggiando un assaggio di uno dei vini proposti, ed ovviamente molto bella (anche se durante la nostra visita non particolarmente fornita) l’enoteca all’ingresso.

Per chi è davvero appassionato, vale di certo la pena dedicare del tempo anche al piccolo Museo del Vino e del Commercio di Bordeaux e al Museo delle Dogane in Piazza della Borsa, dove si parla anche (ma non solo) di alcolici.

Ma ciò che davvero mi ha fatto rimanere a bocca aperta è un altro museo, sempre nel quartiere di Bacalan e distante una decina di minuti a piedi dalla Città del Vino. Vale una visita anche se ce ne fossero da camminare due, di ore. E pensare che se l’ingresso non fosse stato compreso nel Bordeaux City Pass forse nemmeno ci saremmo scomodati…

Bassins des Lumières è uno dei luoghi più incredibili in cui sia mai entrata. Già il fatto che occupi un’antica base per sommergibili lo rende qualcosa di piuttosto unico, ma quando quell’immenso spazio fatto di mattoni e acqua viene riqualificato e le mura diventano tele per giochi di luce raffiguranti grandi personaggi e grandi opere pittoriche, la nostra reazione non poteva che essere di assoluta meraviglia. Non si può dire di aver vissuto un’esperienza immersiva finché non si prova questa.

La “nostra” programmazione prevedeva un programma corto dedicato a Frida Kahlo ed uno lungo, straordinario, tutto per Matisse e la sua “sinfonia di colori”. Talmente coinvolgente che siamo rimasti per “due round”. Terminato il primo ciclo di proiezioni, ci siamo guardati e abbiamo deciso di restare (bonus non da poco, dentro c’è un freschino…). È davvero una di quelle esperienze che vanno vissute più che raccontate. Se passi da Bordeaux, fidati: non perdertela.

La Bordeaux più creativa

Il primo impatto avuto con Bordeaux, escludendo la stazione ed il Marché des Capucins, non è stato con la città vecchia, bensì con la rive droite ed il quartiere della Bastide.
Avevo prenotato lì il nostro alloggio, in una zona piuttosto nuova e vicina a delle facoltà universitarie. Non mi ero resa conto che a poche centinaia di metri si trovasse uno dei luoghi che in fase di progettazione era proprio in cima alla mia lista: l’Ecosistema Darwin.

Leggendo di questo spazio mi ero incuriosita moltissimo, mi aveva ricordato subito la Kasárna Karlín di Praga (e parzialmente l’LX Factory di Lisbona): come lei, si tratta di un’ex caserma in disuso, ma riqualificata in modo da diventare il punto di ritrovo per la città, e non semplicemente di un quartiere. Perché all’Ecosistema Darwin è riuscito benissimo ciò che Karlín sta cercando di fare, ovvero darti mille e una ragioni per non andare più via.

Bar, cinema all’aperto, campo da beach volley e spazio per i bambini e i vari eventi organizzati tra le sue mura sono grandiosi, ma limitati al bel tempo e poco più. Nella Bastide si va oltre, con meravigliosi enormi murales, un piccolo skatepark esterno ed uno ENORME interno, un bel bistrot dove sedersi (fuori o dentro) e gustarsi prodotti da forno freschissimi, cioccolato artigianale, caffè, birra, vino, pizza ecc. ecc. tutto preparato da realtà locali ed ecologiche. E si può fare anche un po’ di shopping, noi siamo stati in libreria ma non è il solo negozio.

E dopo aver vissuto, per quanto tempo vuoi, l’Ecosistema Darwin, puoi prendere il traghetto alla fermata Bastide Darwin e tornare a dedicarti alla rive gauche e alla sua, di street art. Che in nessun quartiere di Bordeaux manca. Le volpi di David Selor, che spuntano puntualmente un po’ ovunque con i loro colori vivaci e le loro frasi filosofiche, nei pochi giorni che abbiamo trascorso in città sono diventate una piacevolissima costante, così come i piccoli e quasi nascosti messaggini d’amore nei vicoli del centro, o i dettagliatissimi animali di A-MO. Rue de la Rousselle è quella forse più ricca e varia, ma vai la mattina presto o il pomeriggio tardi perché molte opere sono sulle serrande dei negozi, se loro sono aperti tu te le perdi!

Tra i luoghi creativi metterei però pure i negozi. Non scherzo quando dico che di cianfrusaglie, inclusi souvenir, se ne vedono veramente poche. Ci sono tantissime boutique indipendenti che vendono cose bellissime ed uniche. Botteghe che racchiudono quanto di più gastronomicamente tipico possa offrire Bordeaux (con una certa infiltrazione basca tra l’altro, altra piacevole sorpresa). Mi sono sentita in una città autentica ed orgogliosa della propria identità, così tanto da non quasi volere compromessi. Pensa che non sono riuscita nemmeno a trovare la bandierina francese da attaccare allo zaino, per dire. Bello così.

I sapori di Bordeaux

Tra i rimpianti più grandi di Bordeaux metto al primo posto il Marché des Capucins.
Non che non ci sia stata, come ho detto sopra è stato in realtà protagonista della nostra pausa pranzo a metà strada tra la fermata del bus e l’hotel. Il problema è che l’abbiamo raggiunto tardi, quando ormai molti dei banchi stavano chiudendo. Fortuna che il nostro sguardo è schizzato sulle poche tapas rimaste sul bancone de La Kaba del Pincho e che la proprietaria ci ha accolto a braccia aperte, non solo con la formula “paghi a seconda del colore dello stecchino del pincho” (una cosa molto simile l’avevamo provata da Špejle a Praga), ma anche offrendosi di friggere sul momento dei calamari. Tutto davvero ottimo e atmosfera incredibile, nonostante l’orario. Avremmo voluto tornarci con più calma nei giorni successivi, ma non siamo proprio riusciti a trovare un paio d’ore da dedicargli. Né il tempo per fare qualche foto decente alla prima. Peccato davvero.

Diversissima è stata invece l’esperienza con un altro mercato gastronomico, dalla location e dall’atmosfera diametralmente opposte a quelle del Marché des Capucins.
Les Halles de Bacalan si trova proprio di fronte alla Cité du Vin e poco lontano dai Bassins des Lumières, quindi è quasi impossibile perderselo. Il suo è uno stile moderno, sia nell’aspetto che nella proposta. In entrambi i mercati la scelta tra cibi locali e internazionali è altissima, ma qui non ci si trova davanti a un mercato tradizionale: si viene soprattutto per mangiare o passare un pomeriggio in compagnia. Ci si mette a sedere negli spazi comuni e ognuno può scegliere ciò che preferisce. O condividere. È proprio questo che mi piace di posti simili. Mi ha ricordato moltissimo i mercati spagnoli, che amo alla follia. Devo ammettere che mi sono lasciata conquistare da qualcosa di apparentemente “noioso”, dei bocconcini di pollo fritto con patate novelle e salsa: sinceramente, mai mangiati di così gustosi!

Non posso non includere in questa estemporanea lista anche l’Ecosistema Darwin, che quando si parla di lato culinario si difende benissimo. Noi ci siamo stati durante il pomeriggio, quindi non esattamente all’ora dei pasti come per gli altri due. Ma la boulangerie è davvero da leccarsi i baffi (abbiamo fatto incetta di tanta robina buona per merenda), le birre artigianali sono discrete e, volendo, c’è anche una pizzeria.

In generale, abbiamo mangiato benissimo. Tanti i prodotti provenienti dal vicino Pays Basque, specialmente quando si parla di carne e affettati. I bistrot che abbiamo provato sono tutti piccolini e davvero accoglienti, con una scelta forse un pochino limitata ma prezzi davvero buoni, considerando che non si paga il coperto e che l’ottima acqua del rubinetto è gratuita. Credo di aver pagato più per le birre che per altro! Da provare assolutamente sono i formaggi, ovviamente, gli œufs mimosa (non strettamente legati a Bordeaux, ma DELIZIOSI) e, come dessert, gli iconici cannelé, pasticcini dalla forma cilindrica con crosta caramellata e cuore morbido. Ci abbiamo dato dentro anche con crêpes e pain suisse ma hey… siamo o non siamo in Francia??

La città vista dalla Garonna

I quasi tre giorni passati a Bordeaux sono stati bellissimi, ma anche molto intensi. Così abbiamo deciso di salutare la città rilassandoci un pochino e, al contempo, ammirandola da una prospettiva diversa: dall’acqua. Il City Pass include infatti una visita guidata a scelta da prenotare direttamente all’Ufficio del Turismo tra trenino elettrico, giro a piedi o crociera sulla Garonna. Il giro in battello è stata, senza ombra di dubbio, la degna chiusura del nostro viaggio!

Già il benvenuto “a base” di cannelé mi aveva fatto ben sperare. Ma ciò che la guida è riuscita a fare, e per mia esperienza è una cosa più unica che rara, è stato permetterci di vedere la città in maniera diversa, non solo a livello di panorama. Ha spiegato benissimo la storia di Bordeaux e come spesso l’interpretazione più ovvia sia quella più sbagliata, o forse sarebbe meglio dire distorta. Due esempi su tutti: Bordeaux è sinonimo di vino. Ma la città, storicamente, non è mai stata il cuore della produzione vitivinicola: la sua economia si è basata soprattutto sul commercio del vino prodotto nelle campagne circostanti, favorito dalla navigabilità della Garonna e dalla vicinanza dell’oceano.

O ancora, la Cité du Vin. Del suo aspetto “particolare” ne abbiamo già parlato, ma sapere cosa significa davvero per i bordelais e quanto si tocchi un nervo scoperto a prendersi gioco del suo colore, che poi è lo stesso del fiume proprio in omaggio a quest’ultimo, è stato un plus. È stata molto più di una guida: ci ha trasmesso l’amore dei locali per la loro città.

Poi certo, passare dall’iconico Pont de Pierre al super moderno (ed apribile) Pont Jacques-Chaban-Delmas, fino a fermarsi appena prima del Pont d’Aquitaine, costeggiando la Cité du Vin e il Port de la Lune… che te lo dico a fare. Indimenticabile davvero. Pur non amando particolarmente le crociere, questa la rifarei altre mille volte.

Bordeaux City Pass: conviene?

Dopo aver parlato in lungo e in largo di Bordeaux, è arrivato il momento di tirare le somme.
Primo tra tutto: il City Pass conviene?

La città, a livello turistico, è veramente molto ben organizzata e il City Pass non ne è che la riprova. Disponibile in tagli che vanno da 1 a 4 giorni, è un coloratissimo tesserino in plastica che non ha un corrispettivo digitale e che si può ritirare presso la sede dell’Ufficio del Turismo di Bordeaux. Include i trasporti pubblici, ovvero tram, autobus e traghetti, un tour a scelta e ovviamente l’ingresso alle principali attrazioni della città. Non solo: la visita guidata ai sotterranei di Saint-Émilion e alla cittadella di Blaye fanno parte del pacchetto.

Il pass non si attiva al momento dell’acquisto, ma al primo utilizzo, che tu lo passi sul lettore dei mezzi pubblici o che venga scansionato all’ingresso di uno dei musei. Le 24, 48, 72 o 96 ore consecutive partono da quel momento. Noi avevamo quello da 48 ore (gentilmente omaggiato dall’Ufficio del Turismo, che ringrazio ancora) e si è rivelato perfetto per le nostre necessità. Anzi, ci ha “spinto” a visitare anche luoghi che senza avremmo probabilmente saltato, tipo Les Bassins des Lumières (non voglio nemmeno pensarci).

Noi l’abbiamo sfruttato così: Cité du Vin, Bassins des Lumières, Tour Pey-Berland, Porte Cailhau, crociera sulla Garonna, utilizzo dei mezzi pubblici come se non ci fosse un domani. Purtroppo la distilleria Moon Harbour e la Flèche Saint-Michel erano chiuse, altrimenti si sarebbero unite alla lista. A fronte dei 48 € del costo del City Pass (aprile 2026), avremmo speso ben 80 € acquistando tutto separatamente. Sul sito ufficiale di Visiter Bordeaux trovi un calcolatore che ti permette di fare le tue valutazioni, mentre per informazioni sempre aggiornate ti rimando al loro sito.

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Non posso non chiudere questo articolo chilometrico con un’ultimissima considerazione.

Bordeaux mi è piaciuta? Sì. Ma c’è voluto un pochino di tempo perché mi conquistasse. Forse perché ho impiegato quasi tre giorni a capire dove fossi, forse perché il suo centro storico è talmente vasto e intricato da essermi risultato meno immediato di quello di Tolosa, con il quale è stato amore al primo sguardo. Ma nel momento in cui ho deciso di perdermi, letteralmente, tra i suoi vicoli e di spegnere la parte ossessiva del mio cervello che vuole avere sempre il controllo, allora  è scattato qualcosa. Tra murales più o meno noti e punti di riferimento che, con il passare delle ore, diventavano sempre più tali, Bordeaux ed io ci siamo trovate.

Ed è stato davvero un grande, grandissimo piacere.

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